E' una giornata di nuvole e vento. Ho il naso che gocciola e doloretti dappertutto. L'asilo ha colpito anche me. Ho resistito tenacemente fino ad oggi, mentre mia figlia ed il mio compagno erano posseduti da svariati virus influenzali. Alla fine non ce l'ho fatta. Però ci ho sperato fino all'ultimo. Ieri sera, dopo essere riuscita a mettere a letto la mia bimba, caricato la lavastoviglie e dato due crackers ormai invecchiati a Moony, il mio cane femmina, per consolarla del maltempo che infuriava fuori, sono riuscita finalmente a mettermi a letto per finire le ultime pagine di un romanzo che mi è stato prestato e consigliato qualche giorno fa da mia suocera, "
L'amico immaginario" di Matthew Dicks.

E' un libro che è capitato al momento giusto, alla ripresa del II semestre di lezioni della specializzazione per il sostegno, perchè è una storia raccontata da Budo, l'amico immaginario di Max, un bambino autistico. Mia suocera mi aveva detto che si leggeva tutto d'un fiato. Io non ne ero molto convinta, perchè solitamente i romanzi che escono di recente non mi appassionano molto, ma, dal momento che i nostri gusti in fatto di libri sono molto simili, le ho dato fiducia ed ho iniziato a leggerlo.
Si legge davvero in pochissimo tempo, perchè la storia è scritta in modo scorrevole, avvincente ed è umanissima. Mi ha felicemente sorpreso. Non voglio raccontare nulla della trama, prima di tutto per non togliere la sorpresa a chi ha intenzione di leggerlo e poi perchè penso che già il fatto che sia una storia raccontata da un amico immaginario sia già sufficiente per destare curiosità.
Mi ha ricordato per alcuni versi "
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon, che avevo letto qualche tempo fa. Ultimamente escono vari romanzi che provano a rappresentare la realtà a noi sconosciuta delle persone autistiche, spesso con il rischio di metterne in luce solo gli aspetti più eccezionali e sensazionalistici, dimenticandone la quotidianità, il vissuto doloroso e difficile delle famiglie, le difficoltà che si incontrano nell'impatto con l'ambiente sociale.
Il libro di Dicks è un romanzo, certo, ma mi è sembrato anche capace di tratteggiare quest'altra parte della realtà. Matthew Dicks è un insegnante americano (da qualche parte ho letto che è insegnante di sostegno, ma non sono riuscita ad appurarlo con certezza) e questo spiega il suo modo di descrivere la scuola, che - si capisce da come scrive - è espressione di una visione "dal di dentro". Ho scoperto che Dicks ha un
suo sito ed un
suo blog e che su
Flickr vi sono le foto sue, di sua moglie, dei suoi figli. E questo me lo ha reso più vicino, reale, meno, insomma, "immaginario".
Dal momemto che si parla di amici immaginari è stato inevitabile pensare al mio, anzi alla mia amica immaginaria, vissuta per poco tempo, non ricordo neppure quanti anni fa di preciso. Ne rammento l'aspetto, perchè era stato preso direttamente da un episodio di uno dei miei cartoni animati preferiti,
L'incantevole Creamy. Era una fata, o forse un fantasma, ed io l'avevo chiamata Vergine - non so proprio perchè - e avevo immaginato vivesse nella torre medievale del mio paese. Ricordo che un giorno ne parlai a mia nonna, indicandole la torre che si vedeva dal terrazzo di casa sua. Lei sorrise e mi chiese: "Ma tu sai cosa vuol dire vergine?". Non ho memoria della mia risposta e forse è meglio così...
Voglio annotare qui qualche frase, giusto per ricordarla:
"
Ci
sono due tipi di maestre al mondo. quelle che fanno finta di insegnare e
quelle che insegnano davvero. e la signorina Daggerty e la signora Sera
e soprattutto la signora Gosk appartengono al secondo tipo. Loro
parlano ai bambini con unavoce normale, e dicono le stesse cose che
direbbero a casa loro. Hanno la bacheca sempre piena di fogli e la
cattedra un po' in disordine e i libri sparsi qua e là, ma i bambini le
adorano perchè parlano di cose vere con la loro vera voce, e dicono
sempre la verità. e' per questo che Max adora la signora Gosk. Lei non
fa mai finta di essere una maestra. Lei è se stessa e basta, e questo
permette a Max di rilassarsi un po'. Non c'è niente di cui aver paura
con lei.
... Le maestre che fingono di insegnare non
riescono a tenere a bada i bambini. Preferiscono quelli che se ne stanno
seduti al loro posto e ascoltano con attenzione e non tirano mai gli
elastici ai compagni. Vorrebbero che tutti i bambini e le bambine
fossero com'erano loro ai tempi della scuola, ordinati e carini e
perfetti. Le maaestre che fanno finta di insegnare non sanno cosa fare
con i bambini come Max o Tommy Swinden ... Loro non capiscono i bambini
come Max perchè preferirebbero insegnare a delle bambole piuttosto che a
dei bambini veri. Usano le bacchette e i registri e le pagelle per
tenere a bada gli alunni, ma nessuna di queste cose funziona davvero.
La
ignora Gosk e la signorina Daggery e la signora Sera, invece, vogliono
bene ai bambini come Max e Annie, e perfino a Tommy Swinden. Ti fanno
proprio venire voglia di comportarti bene, e non hanno paura di dire ai
bambini che stanno rompendo le scatole."
"
- ... Nessuno
tratta Max come un bambino normale, ma tutti vorebbero che fosse un
bambino normale, invece di essere se stesso. E nonostante questo, Max
continua ad alzarsi lo stesso tutte le mattine e ad andare a scuola e al
parco e pure alla fermata del bus. -
- Per questo dici che è coraggioso? - chiede Oswald.
- Il più coraggioso di tutti - rispondo io."