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venerdì 25 gennaio 2013

Time and Weather: a whole year round


Ieri, in questo post, ringraziavo (e torno a fare i miei ringraziamenti anche oggi) Cì (IlMondodiCì), Simonetta (LaSolitaMamma) e Monica (UnconventionalMom) per i consigli ed i suggerimenti che mi hanno dato relativamente ad alcuni libri in lingua inglese che dovrò usare per un progetto per bambini di IV della scuola primaria. Cì mi ha inoltre suggerito di partecipare al Venerdì del Libro di oggi condividendo proprio i titoli dei libri che sono stati raccolti.
I temi attorno a cui ruotano i libri che mi sono stati suggeriti e quelli che avevo trovato in precedenza riguardano il time, quindi ore, parti della giornata, giorni della settimana, mesi, stagioni, ed il weather, per cui il tempo atmosferico nelle varie stagioni, ma anche i frutti, i fiori, le piante che si possono trovare nei vari momenti dell'anno e quindi il ciclo vitale delle piante. Infine anche festività e tradizioni anglosassoni.
Mi sono stati indicati anche nursery rhymes, informazioni varie e video.
Intanto ecco i libri:
- Around the Year di Elsa Beskow
- Mother Earth and Her Children di Sybille Von Olfers
- Morning, Noon an Night di Jean Craighead George
- Listen, Listen di Phillis Gershator
- A Tree for All Seasons di R. Bernard
- The Jacket I Wear in the Snow di Shirley Neitzel
- New Treetops di Sarah Howell e Lisa Kester-Dogson
E poi...grande protagonista...Eric Carle con:
- The Tiny Seed
- Today is Monday
- The Very Hungry Caterpillar
- The Bad-Temperated Ladybird
Se qualcuno avesse altri suggerimenti, li accetto molto volentieri!!! Come ho già scritto ieri, mi sono stati accorciati moltissimo i tempi di consegna del materiale, per cui sono ancora alla ricerca di testi in lingua originale sull'argomento, in particolare sulle festività e le tradizioni anglosassoni.
Devo veramente dire grazie alla solidarietà della rete per le informazioni che sono riuscita a raccogliere.
Purtroppo oggi non riesco, per mancanza di tempo e di forze (sono ancora influenzata e senza voce), a descrivere ogni singolo libro. Spero quindi di poterlo fare nei prossimi giorni.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro.

martedì 13 novembre 2012

Il gioco delle noci


Pochi giorni fa mi sono imbattutta in questo articolo, che parla di qualcosa di - a mio parere - veramente curioso. Pare che in questo periodo dell'anno in Cina si scateni una vera e propria passione per le noci e per una serie di giochi ad esse legati. I cinesi sembrano allora trascorrere l'autunno tenendo in mano due noci, strofinandole una con l'altra, ma non solo. Il passatempo preferito sono le scommesse sulla bellezza e perfezione delle noci che scaturiscono fuori dal mallo. Il commercio delle noci a scopo alimentare è qualcosa che non permette di campare, mentre quello che riguarda le scommesse ed il collezionismo garantisce un giro di affari strepitosi.
Tutto ciò (di cui si trovano i dettagli nell'articolo sopra menzionato e qui) mi ha enormemente affascinato. La Cina è sempre un'incredibile insieme di tradizioni antiche e di capitalismo moderno e mi colpisce molto il fatto che vi sia ancora questa usanza così antica e che in un Paese che cresce a ritmo così frenetico (e per noi angosciante ed inquietante) vi sia ancora il tempo per qualcosa del genere. Trovo davvero particolare il fatto che (come viene sottolineato nel secondo articolo citato) le noci siano uno status symbol per i nuovi ricchi cinesi insieme ai beni di lusso tipicamente occidentali. Le noci sembrano incarnare perfettamente le contraddizioni di questo Paese.
L'azzardo ed il commercio sulle noci è qualcosa di più di una scommessa o del semplice collezionismo. Servono (come dice anche l'autore dell'articolo) tatto, immaginazione, attenzione, intuizione, così come, per i produttori, una sapiente capacità di creare innesti, modellare i malli, selezionare esemplari.
In particolare trovo molto bella la chiusura dell'articolo:
"I cinesi stringono sempre due noci nell'incavo di una mano. Le fanno ruotare, le premono l'una contro l'altra per affinarle, ascoltano la loro voce. Sono convinti che sia un'attività salutare per le articolazioni, contro la vecchiaia di ossa e cartilagini, e che dia una seria ripulita ai pensieri. Le belle noci passano di padre in figlio, raccontano la storia della famiglia e toccarle significa dare la mano a chi è andato via. Nei negozi di antiquariato si trovano frutti di valore, invecchiati in mani famose. Toccarle è un gioco che aiuta a non limitarsi alle piccole cose, come il volo di un aquilone perduto in fondo al cielo."
Pensavo a queste collezioni di noci che passano di padre in figlio come un tesoro prezioso, ad un uomo seduto sulla soglia che scruta il cielo facendo ruotare le noci tra le mani, ascoltandone il suono morbido e secco al tempo stesso. Ho provato a tenerne in mano due, a farne per qualche attimo il mio "antistress" e mi sono resa conto che in effetti è rilassante ed ispira immagini, storie, pensieri.
Se poi, come dice la medicina trazionale cinese, il gioco delle noci aiuta a rendere più fluida la circolazione sanguigna, a purificare l'organismo e a trattenere alcune caratteristiche (penso negative) del proprietario, allora il tutto assume una valenza terapeutica da non sottovalutare.
Fino ad oggi conoscevo soltanto il sapore particolarissimo del nocino, un liquore fatto con le noci (da cogliere rigorosamente la notte delle streghe, ovvero tra il 23 ed il 24 giugno), di cui ho ricevuto varie volte in dono qualche bottiglia da un amico che lo autoproduce in maniera eccellente.
Mario Rigoni Stern, in "Arboreto selvatico", ricorda una canzone popolare che si cantava in guerra e che diceva:
"Ti ricordi quelle sere
sotto l'albero di noce
mi dicevi a bassa voce ..."
Gli innamorati pare andassero sotto il noce a sussurrarsi parole d'amore, perchè nel passato le noci erano di buon augurio per le nozze (oltre che afrodisiache) e venivano lanciate agli sposi, invece dell'ormai imperante riso.
Per approfondire un po' miti e leggende sul noce (come su molti altri alberi e piante in generale), vado spesso a consultare un libro che amo molto: "Florario" di Alfredo Cattabiani (una vera miniera di notizie, come pure gli altri suoi libri simili, ma riguardanti altri temi). Qui riscopro il legame del noce con le divinità femminili greche e romane, da cui discende il collegamento con le streghe (vedi sopra rispetto al momento più adatto per cogliere le noci per il nocino). Nella notte di San Giovanni le streghe, secondo la leggenda, volavano nei cieli per raggiungere il noce di Benevento, sotto cui aveva luogo il sabba ed in generale, un po' in tutta Italia, il noce era considerato l'albero ideale per il sabba. Da ciò è discesa poi la credenza popolare che facesse male dormire sotto un noce.
Le credenze su questo albero sono ambivalenti. Simbolo di morte e di abbondanza al tempo stesso, è legato a qualcosa di magico ed ultraterreno, al punto che nelle favole (vedi fratelli Grimm) le noci sono legate a tesori od oggetti particolari, magari dotati di poteri.
Numerosi sono poi i giochi che, nell'antichità ed in un passato più recente, i bambini facevano proprio con le noci, tanto che ne è nato un modo di dire, "Giocare con le noci", proprio per intendere il gingillarsi.
Ho scoperto infine che vi sono numerosi proverbi ispirati a questi frutti. E le curiosità sono ancora tantissime sull'argomento.
Chiudo questo lungo post sperando che le mie due noci possano allontanare un po' dei pensieri e delle ansie di questi giorni. Come il cinese nell'immagine nata nella mia mente, forse devo anch'io trovare il tempo di mettermi seduta a guardare il cielo rigirandole tra le mani.

mercoledì 12 settembre 2012

Misantropia? A proposito di boschi...

Quando vado a passeggiare in mezzo alla natura, solitamente non ho voglia di incontrare altri esseri umani. Non so, forse è un attacco di misantropia? Certo, dipende da chi si incontra. Talvolta in posti sperduti, quando pensi di essere l'unico essere umano rimasto sulla terra, saltano fuori dei turisti tedeschi o, comunque nordeuropei e ti ritrovi a guardarli quasi con ammirazione. Ti viene da pensare: "Ecco, loro sì che conoscono le meraviglie del nostro territorio!"
In ogni caso, quando mi addentro tra rocce e frasche, mi piace essere sola (o meglio, con il mio compagno) e, anche se può apparire come un po' antipatico, quasi sempre non gradisco l'incontro con altri uomini, forse perchè, il più delle volte, si rivelano troppo rumorosi.
Dico questo perchè domenica, nonostante un crescente mal di testa, con il mio compagno e la mia bimba (lo so, i bambini sono automaticamente rumorosi), abbiamo deciso di fare una breve gita in un luogo che amiamo molto: la Faggeta di Soriano nel Cimino, un bosco che ricopre circa 60 ettari, in mezzo al quale spuntano grandi massi di origine vulcanica, che ha un fascino irresistibile.
E' un bosco molto particolare, dove gli alberi svettano altissimi, quasi privo di sottobosco, con massi tondeggianti che sbucano dal terreno e che sembrano stati poggiati appositamente. E' davvero un posto magico ed estremamente silenzioso. Non si sentono neppure i cinguetti degli uccelli. Solo il vento tra le fronde dei faggi. Entrare in questa faggeta è come entrare in un bosco fatato. Sembra che gli alberi ti osservino severi ed al tempo stesso benevoli mentre si cammina tra essi. Anche i massi appaiono vivi e vigili, come sentinelle che sorvegliano la cima del monte in cui culmina la faggeta.
Per me questo bosco è una specie di santuario, di cattedrale, da attraversare con rispetto, da ascoltare con attenzione.
C'è una strada che sale fino a giungere vicino alla cima del monte e lì si trova anche un parcheggio con ristorante, quindi spesso capita di trovare molte persone nei fine settimana (infatti cerchiamo sempre di andarci in momenti differenti), ma solitamente basta abbandonare il sentiero principale per riuscire a seminarle.
Domenica scorsa, ahimé, la faggeta era stata scelta da un enorme gruppo di persone giovani e meno giovani, come luogo per una festa o qualcosa di simile. Certo, non dico che non ne avessero il diritto, ma abbiamo dovuto camminare un bel po' per sentire il silenzio.
In quel momento ho avuto il mio attacco di misantropia e mi è sembrato come se il santuario fosse stato violato.
Mi ha reso particolarmente orgogliosa vedere come mia figlia, che non ha neanche diciassette mesi, abbia camminato veramente a lungo attraverso il bosco, inerpicandosi anche in salita, e come soltanto quando la pendenza era diventata davvero troppo impervia per lei, mi abbia chiesto di venire in braccio, per poi tornare a camminare da sola nel percorso di ritorno. Almeno fino ad adesso ha dimostrato di essere una provetta camminatrice.
Infine la pioggia ha scacciato tutti. Noi e la festa. Eppure è stato bellissimo riattraversare il bosco mentre i tuoni riempivano il cielo e le prime gocce iniziavano a scendere. Il monte ci scrollava via, gigante infastidito da piccoli insetti affaccendati.
Ci siamo avviati verso casa lasciandoci cullare dallo scrosciare della pioggia sulla nostra macchina. Sembrava un'avventura d'autunno e così mi sono sentita felice.
PS: A proposito di faggi... il faggio è un albero che amo molto. Da sempre ammantato da un'aura divina e probabilmente associato al dio Giove, prima di essere soppiantato dalla quercia, il faggio è un albero che ha spesso ispirato leggende e credenze popolari, tra le quali quella secondo la quale non viene mai colpito dal fulmine. Forse saremmo potuti rimanere tranquillamente a guardare la pioggia cadere tra gli alberi mentre tutti scappavano via?