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lunedì 8 aprile 2013

Tre cose belle prima di andare a dormire

Questa sera sono andata a sbirciare il sito di Internazionale per rilassarmi un po' dopo cena. Vi ho trovato tre cose belle, che hanno dato a questa serata un volto quieto e sognante e che voglio ricordare.
In questo pagina (dove si trova anche un video) si parla di Holi, la festa indù dei colori che festeggia il ritorno della primavera, durante la quale la gente per strada balla, ride, si abbraccia e soprattutto si spruzza a vicenda di acqua mescolata a pigmenti colorati. Mi è piaciuta molto l'idea di questa festa, una sorta di Carnevale indiano così pieno di vita. (Ho trovato la foto qui).
Qui, invece, un curioso e simpatico dietro le quinte del film "Mary Poppins", che da piccola amavo molto, soprattutto per la scena in cui i protagonisti saltano dentro i disegni realizzati sul marciapiede ed entrano in un "altro mondo".  Era una cosa che mi faceva impazzire e che speravo mi capitasse. Inoltre i "Dietro le quinte" sono sempre belli da vedere e mi trasmettono una strana nostalgia allegra.
Infine, qui, le "Darkened cities", un progetto del fotografo francese Thierry Cohen, in cui grandi metropoli del mondo sono state fotografate come se non vi fosse l'inquinamento luminoso e si potessero vedere nitidamente le stelle. L'effetto è strepitoso e riempirsi gli occhi di quei cieli così stellati, che sovrastano città che appaiono silenziose ed addormentate, è splendido prima di andare a dormire e fa sperare in qualche magnifico sogno, dove si mescolino i colori dell'india, la magia di Mary Poppins e la notte piena di stelle.
Buona notte e sogni d'oro...

martedì 2 aprile 2013

La mia insalata di primavera

In queste ultime due settimane mi sto finalmente riprendendo un po' di tempo e spazio per me, per la famiglia, per gli amici, per la mia casa ed il mio giardino. Questa Pasqua è stata una bella festa di primavera che non dimenticherò tanto facilmente per le sensazioni di gioia e benessere che mi ha dato stare con la mia famiglia allargata (suoceri, zii e nonna acquisiti, parenti di mia cognata, amici - purtroppo i miei familiari sono lontani...), soprattutto guardando mia figlia giocare con i cuginetti e sentendomi immensamente fortunata per tutto questo. Una festa che è stata anche un po' all'insegna del fai-da-te, visto che la mia bimba ha ricevuto in dono da mia mamma una gallina di stoffa e dei pulcini all'uncinetto fatti da lei ed io un cestino pasquale con uova di polistirolo dipinte da mia suocera.
Per quanto mi riguarda mi sono limitata molto in cucina, infatti, per il pranzo di Pasqua mi era stata assegnata un'insalata. Mi è andata bene, insomma. Niente di complicato. Così mi sono divertita a mettere insieme un po' di ingredienti per comporre un'insalata sufficientemente primaverile e sfiziosa, visto che in questi ultimi tempi sto facendo pace con l'arte culinaria e mi ci sto dedicando con più allegria.
Ecco la mia Insalata di Primavera:
- valeriana
- 2 cipollotti rossi freschi tagliati sottili
- ceci
- 2 cuori di carciofo tagliati sottili
- olive taggiasche
- foglioline di origano fresco
- riccioli di Parmigiano
- olio extravergine di oliva
- sale

venerdì 29 marzo 2013

Cielo a pecorelle

In questi giorni il tempo è così mutevole ed il cielo così variegato che mi è venuto spontaneo, stamattina, pensare ad un libretto che acquistai qualche anno fa e che mi piace ogni tanto sfogliare e tenere tra le mani. E' piccolo e compatto, sta praticamente in un mano, ma è composto da ben 318 pagine, molte delle quali illustrate con incisioni antiche e moderne. Sto parlando di "Cielo a pecorelle - I segni del tempo nella meteorologia popolare" di Carlo Lapucci. Io ho sempre avuto un debole per le previsioni del tempo, forse anche perchè in casa le si aspettava sempre, al termine del telegiornale, come qualcosa che dava una chiusura a quanto ascoltato ed al pasto appena fatto.
Questo piccolo libro è diviso in tre parti: la prima delinea una breve storia dei segni del tempo, riflettendo sull'importanza dell'osservazione delle condizioni metereologiche nel passato, quando l'economia si reggeva sull'agricoltura; le altre due parti sono dedicate alla meteorologia antica, con brani tratti da opere di autori quali, tra gli altri, Aristotele e Virgilio, ed alla meteorologia popolare, con elencati tutti i segni indicatori del tempo in ordine alfabetico, arricchiti da citazioni e proverbi. E' un tuffo nel passato ed una piccola miniera di curiosità che mi ha fatto tornare alla mente l'" Almanacco del giorno dopo", la rubrica che andava in onda su Rai1 quando ero bambina e che era seguita da "Che tempo fa" e che, non so bene perché, amavo molto. Ancora oggi il ricordo della musica molto suggestiva che la caratterizzava (la "Chanson Baladée" di Riccardo Luciani eseguita dall'Orchestra del Chianti e composta da Guillaume de Machaut, un autore del 1300; qui qualche informazione ed immagine sul programma) mi richiama sensazioni e atmosfere della mia infanzia, quando spesso mi ritrovavo ad osservare il programma a casa dei miei nonni, prima di tornare a casa per la cena. Mi sembra ancora di risentire il tepore avvolgente del divano nella sala ed il profumo caldo della cena che si diffondeva dalla cucina, mentre io canticchiavo quel motivo antico...

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro.

giovedì 14 marzo 2013

Avere una figlia oggi

Da sempre, anche quando ancora non pensavo concretamente alla maternità, nella mia testa frullava il desiderio di una figlia. Forse per l'attrazione esercitata su di me dalle saghe familiari in cui le donne sono grandi protagoniste, come "La casa degli spiriti", ed in contrasto con una lieve misoginia che non mi ha mai portato ad avere durature amicizie femminili, il pensiero di una figlia è esploso quando sono rimasta incinta. Quando ho saputo che era femmina, ho provato una gioia immensa.
Ma cosa vuol dire oggi crescere una figlia? La faccenda è complicata. Essere donna è complicato, forse più adesso che in passato, perchè adesso, in teoria, puoi scegliere come vuoi essere. Dico in teoria, perchè in realtà i binari tracciati sono infiniti e basta guardarsi intorno per scoprirlo.
Ho sempre pensato che uomo e donna siano caratterizzati da diversità da valorizzare per potersi completare a vicenda. Ingenuamente, desiderando una figlia femmina, non mi ero mai fermata a riflettere sugli stereotipi di genere con i quali avrebbe dovuto scontrarsi inevitabilmente e dai quali la complessità e peculiarità dell'universo femminile ne escono impoverite in maniera avvilente.
Ammetto che è piacevole talvolta vestirla in modo grazioso e comprare per lei qualcosa di sfizioso da indossare. Eppure non voglio che lei finisca per essere la mia bambola da vestire e preferisco accumularle nell'armadio libri che le darò quando sarà cresciuta. A breve la mia bambina compirà due anni. Con il papà abbiamo pensato ad un regalo per lei, che è sempre in movimento, che ama camminare ed esplorare, ma anche calciare il pallone. Il risultato della consultazione è stato una bicicletta, adatta alla sua età ovviamente.
La bicicletta. Nella mia infanzia quest'oggetto è il simbolo di una libertà sconfinata, di lunghe corse solitarie in cui mi sembrava di avere tutto il mondo tra le mani.
Felice di questa scelta, mi sono messa alla ricerca. Forse nel posto sbagliato. E' stato piuttosto sconfortante girare tra gli scaffali dei giocattoli. Un reparto bambina che esplodeva davanti agli occhi per il rosa accecante che caratterizzava ogni cosa. Passando ho notato la cucina giocattolo, un set comprensivo di ferro da stiro e lavatrice che una bambina dal sorriso smagliante indicava dalla confezione, l'asse da stiro, il set da the e così via. Poi il reparto bambino, con macchine, piste per le macchine, set da meccanico, stazione dei pompieri, ecc.
Ora, non che io voglia escludere a priori che mia figlia si possa divertire con una cucina giocattolo o un ferro da stiro, perchè cadrei nell'errore opposto, ma non vedo perchè un bambino non si possa divertire altrettanto con i suddetti giocattoli.
Pochi giorni fa mi è capitato di sentire dire che un camioncino non era adatto per la mia bimba, ma lei si è divertita ugualmente a farlo andare avanti e indietro, così come si diverte a cullare e a dare la pappa ai suoi pupazzi. I bambini non hanno il pregiudizio. Siamo noi ad insinuarlo nella loro mente.
Certe volte penso che per mia figlia forse vorrei un nido come Egalia, un asilo svedese in cui i giochi sono uguali per maschi e femmine (qui qualche informazione su questo approccio sperimentale) e si usano pronomi neutri per tutti.
Recentemente mi è capitato di leggere questo articolo in cui che riflette su quanto sia difficile oggi crescere una ragazza. Qui si parla anche di alcuni "parenting guru", tra i quali Steve Biddulph (autore di Raising Girls), una sorta di versione angloaustraliana del nostrano Paolo Crepet, che condanna inevitabilmente "la melassa della pin ki fication, ovvero il corredo di abitini ro sa, bambole rosa, ca merette rosa e giocattoli da massaia in erba che spesso accompagna una bim ba. [...] l'abbiglia men to da non-spor care-o-sciupare, l'edu ca zione prudente e conformista, la pre sun ta accoglienza femminile (bambine troppo buone saranno donne colpevo liz zate, lente a liberarsi dei partner sbagliati), i romanzi e i film dove il lie to fine coin cide con un ma trimonio..." (frasi tratte dall'articolo citato). Eppure si mettono in evidenza anche le infinite possibilità che oggi le giovani donne hanno rispetto al passato, le mille sfaccettature della femminilità che possono finalmente incarnare.
La conclusione è che il rischio, il pericolo peggiore in questo ampio spettro di possibilità, è, come sempre, il consumismo. "Ne deriva che le ra gazzine di oggi siano prede magari informate ma ubbidienti, lucide ma zeppe di bi sogni in dotti."
Il mondo delle donne. Quante riflessioni ne possono scaturire e difficilmente si riesce ad affrontare l'argomento senza cadere nella banalità, come sempre succede, ad esempio, nel giorno della Festa della donna. Io ho sempre un rapporto contrastato con l'universo femminile a cui appartengo, ma mi rendo conto che ciò che me lo fa guardare con distacco e diffidenza e quasi con un senso di non appartenenza, è spesso il prodotto di uno stratificarsi di stereotipi, che sono molto distanti da quella che sarebbe in realtà l'intima natura femminile.
In occasione dell'8 marzo sono usciti questi articoli (qui e qui), in cui si parla di una lingua segreta, conosciuta solo dalle donne in Cina, il Nushu, l'unica lingua di genere al mondo, "il dialetto delle confidenze", creata da un gruppo di donne dello Hunan nel 1600 per raccontare segretamente la loro vita di sofferenze. Recentemente è stato riscoperto ed è divenuto, come accade di consueto con questo tipo di cose, un fenomeno di moda e di costume, raffinato e d'élite, per il quale fioriscono manuali ed eventi. Ed ecco il consumismo che si riaffaccia e che sgretola la profondità delle cose.
Non è facile, oggi, crescere una figlia. E quello che forse le dovrei regalare per il suo compleanno non è neppure una bicicletta, ma occhi per guardare davvero il mondo, per coglierne la bellezza e la complessità e per saper scegliere liberamente come agire in esso.

venerdì 25 gennaio 2013

Time and Weather: a whole year round


Ieri, in questo post, ringraziavo (e torno a fare i miei ringraziamenti anche oggi) Cì (IlMondodiCì), Simonetta (LaSolitaMamma) e Monica (UnconventionalMom) per i consigli ed i suggerimenti che mi hanno dato relativamente ad alcuni libri in lingua inglese che dovrò usare per un progetto per bambini di IV della scuola primaria. Cì mi ha inoltre suggerito di partecipare al Venerdì del Libro di oggi condividendo proprio i titoli dei libri che sono stati raccolti.
I temi attorno a cui ruotano i libri che mi sono stati suggeriti e quelli che avevo trovato in precedenza riguardano il time, quindi ore, parti della giornata, giorni della settimana, mesi, stagioni, ed il weather, per cui il tempo atmosferico nelle varie stagioni, ma anche i frutti, i fiori, le piante che si possono trovare nei vari momenti dell'anno e quindi il ciclo vitale delle piante. Infine anche festività e tradizioni anglosassoni.
Mi sono stati indicati anche nursery rhymes, informazioni varie e video.
Intanto ecco i libri:
- Around the Year di Elsa Beskow
- Mother Earth and Her Children di Sybille Von Olfers
- Morning, Noon an Night di Jean Craighead George
- Listen, Listen di Phillis Gershator
- A Tree for All Seasons di R. Bernard
- The Jacket I Wear in the Snow di Shirley Neitzel
- New Treetops di Sarah Howell e Lisa Kester-Dogson
E poi...grande protagonista...Eric Carle con:
- The Tiny Seed
- Today is Monday
- The Very Hungry Caterpillar
- The Bad-Temperated Ladybird
Se qualcuno avesse altri suggerimenti, li accetto molto volentieri!!! Come ho già scritto ieri, mi sono stati accorciati moltissimo i tempi di consegna del materiale, per cui sono ancora alla ricerca di testi in lingua originale sull'argomento, in particolare sulle festività e le tradizioni anglosassoni.
Devo veramente dire grazie alla solidarietà della rete per le informazioni che sono riuscita a raccogliere.
Purtroppo oggi non riesco, per mancanza di tempo e di forze (sono ancora influenzata e senza voce), a descrivere ogni singolo libro. Spero quindi di poterlo fare nei prossimi giorni.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro.

mercoledì 26 dicembre 2012

Il mio Canto di Natale

Da un po' di anni a questa parte, ogni anno, all'approssimarsi delle feste natalizie, mi ritrovo ad andare in cerca dello Spirito del Natale Presente, accorgendomi infine con rammarico di riuscire sempre e solo ad incontrare lo Spirito del Natale Passato (o meglio dei Natali Passati). Ogni volta finisco quindi per rammaricarmene, per pensare che non riuscirò più a risentire quell'atmosfera magica di quando ero bambina, che ormai è tutto un inutile consumismo, che ogni cosa legata al Natale è per me priva di senso e significato, che mi pesano pranzi e cene in famiglia, perchè tanto ci si può vedere anche in altri momenti dell'anno, ecc. Da quando c'è mia figlia, poi, si è aggiunta la speranza di ritrovare quell'atmosfera quando sarà abbastanza cresciuta da sentirla. Ancora fino ad oggi non ero riuscita ad aggrapparmi a questa idea con troppa convinzione. Mi sono ritrovata così quasi alla Vigilia di Natale a lamentarmi di non riuscire proprio a sentirla questa benedetta atmosfera natalizia, trovando vano ogni sforzo in tal senso. Giustamente il mio compagno mi ha fatto notare che però dovevamo impegnarci per farla sentire alla nostra piccola, perchè lei ha il diritto di conoscere questa magia così speciale che ricorre una volta l'anno. Per fare un ulteriore tentativo, giorni fa ho deciso di leggere il "Canto di Natale" di Charles Dickens, che, mea culpa, ancora mancava all'appello dei miei classici. La storia è nota. Ho iniziato quindi a leggere con la consapevolezza di quanto sarebbe successo, ma poi mi sono lasciata stupire ed ammaliare dalla vivezza, dalla bellezza, dalla colorata veridicità della descrizione della mattina del Natale Presente che lo Spirito mostra a Scrooge. Questa descrizione, da sola, è capace di far risentire in pieno l'atmosfera delle mattine di Natale della mia infanzia, quando la neve imbiancava tutto fuori dalla finestra, quando le persone che si incontravano per strada salutavano con un'allegria ed un calore ingenuo ed assurdo, seppur bellissimo, quando la tavola era imbandita e traboccante delle cose buone cucinate da mia mamma e mia nonna (su tutte i tortellini fatti in casa galleggianti nel brodo fumante), quando i pacchi colorati da scartare con indosso il pigiama ed il calore dell'aspettativa notturna erano una promessa di tesori inauditi.
Ho proseguito nella lettura e l'ultimo capitolo, quando Scrooge si redime e cambia definitivamente il suo atteggiamento, è un vero tripudio di allegria. La felicità del personaggio, con il suo entusiasmo fanciullesco e folle, diviene contagiosa ed è impossibile resistervi. Almeno per me così è stato. Ed un passaggio, proprio nell'ultima pagina, mi ha molto colpito, tanto da decidere di annotarne una breve frase sulla mia lavagnetta in cucina (dopo aver deciso che d'ora in poi, invece di annotarvi sporadicamente le cose da comprare, vi scriverò sopra qualche frase che mi colpisce tratta da romanzi, poesie o altro, per poterle avere sotto gli occhi fin dal mattino). Si tratta di questo, che, a mio avviso, si commenta da sé:
"Qualcuno rise di questo mutamento, ma egli lo lasciò ridere e non ci fece caso, perchè era abbastanza saggio da sapere che nulla di buono succede su questa terra, senza che qualcuno, sulle prime, si prenda il gusto di riderne. E sapendo che tali persone sono sempre cieche, pensò che, in fin dei conti, era un bene che esse strizzassero gli occhi ghignando e non esprimessero invece i loro sentimenti in qualche altra forma meno piacevole. Del resto anche il suo cuore era tutto un sorriso, e ciò era per lui più che sufficiente."
Ieri è arrivato il Natale e posso dire finalmente che quest'anno qualcosa è forse cambiato per me. La sera della Vigilia siamo stati dai miei cognati. Purtroppo era presente solo una parte dei nonni. Eppure sono stata straordinariamente bene. E soprattutto mi si è allargato il cuore vedendo la mia piccola giocare con i cuginetti. L'anno scorso era troppo piccola. Quest'anno, invece, si rincorrevano, salivano sui gradini della scala, ridevano tra loro. La mattina di Natale lei ha scartato i suoi piccoli regali. un libro con tantissimi animali disegnati da riconoscere e nominare, il pupazzatto di Pimpi di Winnie Pooh che le piace tanto, un coccodrillo di legno da tirare con la cordicella regalatole dagli zii. Anch'io ho scartato i miei due regali. Quelli del mio compagno. Da un po' di anni a questa parte in famiglia abbiamo deciso di non farceli, ma quest'anno mi sono ritrovata a sceglierne due per il mio compagno, per poi scoprire che anche lui me ne aveva fatti un paio. A sopresa è arrivato anche un regalo da mia cognata: due deliziose tazze con dei gufetti. Mentre cucinavo i Baci di Dama ed il profumo delle nocciole inondava la stanza e mentre mia figlia giocava con i suoi nuovi giocattoli, la mia mente si è riempita dei Natali Futuri, fatti di serate come quella della Vigilia appena trascorsa, di risate e giochi fra i cuginetti, di gioia e di stupore negli occhi di mia figlia per le luci dell'albero, per i pacchi che racchiudono tesori inimmaginabili. Lo Spirito dei miei Natali Passati si  è allora trasformato in quello dei suoi Natali Futuri ed io, finalmente, ho fatto pace con il mio Natale Presente.

martedì 13 novembre 2012

Il gioco delle noci


Pochi giorni fa mi sono imbattutta in questo articolo, che parla di qualcosa di - a mio parere - veramente curioso. Pare che in questo periodo dell'anno in Cina si scateni una vera e propria passione per le noci e per una serie di giochi ad esse legati. I cinesi sembrano allora trascorrere l'autunno tenendo in mano due noci, strofinandole una con l'altra, ma non solo. Il passatempo preferito sono le scommesse sulla bellezza e perfezione delle noci che scaturiscono fuori dal mallo. Il commercio delle noci a scopo alimentare è qualcosa che non permette di campare, mentre quello che riguarda le scommesse ed il collezionismo garantisce un giro di affari strepitosi.
Tutto ciò (di cui si trovano i dettagli nell'articolo sopra menzionato e qui) mi ha enormemente affascinato. La Cina è sempre un'incredibile insieme di tradizioni antiche e di capitalismo moderno e mi colpisce molto il fatto che vi sia ancora questa usanza così antica e che in un Paese che cresce a ritmo così frenetico (e per noi angosciante ed inquietante) vi sia ancora il tempo per qualcosa del genere. Trovo davvero particolare il fatto che (come viene sottolineato nel secondo articolo citato) le noci siano uno status symbol per i nuovi ricchi cinesi insieme ai beni di lusso tipicamente occidentali. Le noci sembrano incarnare perfettamente le contraddizioni di questo Paese.
L'azzardo ed il commercio sulle noci è qualcosa di più di una scommessa o del semplice collezionismo. Servono (come dice anche l'autore dell'articolo) tatto, immaginazione, attenzione, intuizione, così come, per i produttori, una sapiente capacità di creare innesti, modellare i malli, selezionare esemplari.
In particolare trovo molto bella la chiusura dell'articolo:
"I cinesi stringono sempre due noci nell'incavo di una mano. Le fanno ruotare, le premono l'una contro l'altra per affinarle, ascoltano la loro voce. Sono convinti che sia un'attività salutare per le articolazioni, contro la vecchiaia di ossa e cartilagini, e che dia una seria ripulita ai pensieri. Le belle noci passano di padre in figlio, raccontano la storia della famiglia e toccarle significa dare la mano a chi è andato via. Nei negozi di antiquariato si trovano frutti di valore, invecchiati in mani famose. Toccarle è un gioco che aiuta a non limitarsi alle piccole cose, come il volo di un aquilone perduto in fondo al cielo."
Pensavo a queste collezioni di noci che passano di padre in figlio come un tesoro prezioso, ad un uomo seduto sulla soglia che scruta il cielo facendo ruotare le noci tra le mani, ascoltandone il suono morbido e secco al tempo stesso. Ho provato a tenerne in mano due, a farne per qualche attimo il mio "antistress" e mi sono resa conto che in effetti è rilassante ed ispira immagini, storie, pensieri.
Se poi, come dice la medicina trazionale cinese, il gioco delle noci aiuta a rendere più fluida la circolazione sanguigna, a purificare l'organismo e a trattenere alcune caratteristiche (penso negative) del proprietario, allora il tutto assume una valenza terapeutica da non sottovalutare.
Fino ad oggi conoscevo soltanto il sapore particolarissimo del nocino, un liquore fatto con le noci (da cogliere rigorosamente la notte delle streghe, ovvero tra il 23 ed il 24 giugno), di cui ho ricevuto varie volte in dono qualche bottiglia da un amico che lo autoproduce in maniera eccellente.
Mario Rigoni Stern, in "Arboreto selvatico", ricorda una canzone popolare che si cantava in guerra e che diceva:
"Ti ricordi quelle sere
sotto l'albero di noce
mi dicevi a bassa voce ..."
Gli innamorati pare andassero sotto il noce a sussurrarsi parole d'amore, perchè nel passato le noci erano di buon augurio per le nozze (oltre che afrodisiache) e venivano lanciate agli sposi, invece dell'ormai imperante riso.
Per approfondire un po' miti e leggende sul noce (come su molti altri alberi e piante in generale), vado spesso a consultare un libro che amo molto: "Florario" di Alfredo Cattabiani (una vera miniera di notizie, come pure gli altri suoi libri simili, ma riguardanti altri temi). Qui riscopro il legame del noce con le divinità femminili greche e romane, da cui discende il collegamento con le streghe (vedi sopra rispetto al momento più adatto per cogliere le noci per il nocino). Nella notte di San Giovanni le streghe, secondo la leggenda, volavano nei cieli per raggiungere il noce di Benevento, sotto cui aveva luogo il sabba ed in generale, un po' in tutta Italia, il noce era considerato l'albero ideale per il sabba. Da ciò è discesa poi la credenza popolare che facesse male dormire sotto un noce.
Le credenze su questo albero sono ambivalenti. Simbolo di morte e di abbondanza al tempo stesso, è legato a qualcosa di magico ed ultraterreno, al punto che nelle favole (vedi fratelli Grimm) le noci sono legate a tesori od oggetti particolari, magari dotati di poteri.
Numerosi sono poi i giochi che, nell'antichità ed in un passato più recente, i bambini facevano proprio con le noci, tanto che ne è nato un modo di dire, "Giocare con le noci", proprio per intendere il gingillarsi.
Ho scoperto infine che vi sono numerosi proverbi ispirati a questi frutti. E le curiosità sono ancora tantissime sull'argomento.
Chiudo questo lungo post sperando che le mie due noci possano allontanare un po' dei pensieri e delle ansie di questi giorni. Come il cinese nell'immagine nata nella mia mente, forse devo anch'io trovare il tempo di mettermi seduta a guardare il cielo rigirandole tra le mani.

lunedì 30 gennaio 2012

I Giorni della merla

Oggi siamo nel pieno dei cosiddetti Giorni della merla, i giorni più freddi dell'anno, ovvero 29, 30 e 31 gennaio. Ho saputo che dai miei genitori, che vivono in Piemonte, è nevicato molto. Qui ci limitiamo ad un vento più  freddo e ad un sole acceso, ma in effetti la temperatura è scesa, le previsioni dicono che scenderà ancora e che forse nevicherà finalmente anche qui.

Fin da piccola ho sentito mia nonna e mia mamma nominare i Giorni della merla ed ho un vago ricordo risalente alle elementari di qualche spiegazione sull'origine di questa tradizione. Nonostante questo avevo le idee confuse, così sono andata a fare qualche ricerca ed ho scoperto che esistono varie storie, leggermente differenti fra loro, per spiegare l'origine del nome dato a questi freddi giorni. Due sono le versioni più diffuse:
1) Nella prima versione, più semplice, una merla ed i suoi piccoli, in origine di colore bianco, per trovare rifugio al grande freddo degli ultimi giorni di gennaio si ripararono in un comignolo, per poi uscirne a febbraio scuriti dalla fuliggine. Questo sarebbe il motivo per cui da allora i merli sono neri (le merle in realtà hanno la livrea bruna).
2) La seconda versione è più complessa. Secondo questa storia, un tempo Gennaio aveva solo 28 giorni e si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido a cercare il cibo per i suoi piccoli, per scatenare il freddo e ricoprire il mondo di gelo e neve. La merla allora fece provviste per sopravvivere per tutto il mese ed il 28, credendo di essere riuscita in tal modo ad ingannare Gennaio, uscì dal nido per sbeffeggiarlo. Gennaio si offese a tal punto da convincere Febbraio a cedergli tre dei suoi giorni, durante i quali scatenò vento, pioggia e neve. La merla, per sopravvivere all'infuriare di Gennaio, si rifugiò con i suoi piccoli in un comignolo, dal quale, all'arrivo di Febbraio, uscirono tutti ricoperti di fuliggine. Da allora tutti i merli nascono con il piumaggio nero.
La mia ricerca è proseguita...
Qui ho trovato un pdf davvero carino sul tema. Basta iscriversi alla Newsletter per ricevere gratuitamente la fiaba. Inoltre il sito sembramolto interessante, anche se non ho avuto modo e tempo per approfondirne la conoscenza (ma lo farò...).
Si discostano dal tema dei Giorni della merla, per parlare però di merli bianchi, due libri: un libro di poesie e filastrocche per bambini dal titolo "Il merlo bianco" di Renzo Piccoli (Armando Editore), che potrebbe essere interessante e che magari cercherò in biblioteca, e "Io so volare" di Lucia Scuderi (Fatatrac).

In questo sito si trovano le due storie in versione molto dettagliata accompagnate da disegni molto belli e teneri (ne ho approfittato per leggerle alla mia piccolina perchè sono dei veri e propri racconti).
Qui, invece, ho trovato la storia accompagnata da dolcissimi pannelli realizzati anche con la tecnica del collage, che può essere di ispirazione per insegnare ai piccoli questa tradizione in modo divertente e creativo. Per questo tipo di lavoretti dovrò aspettare che la mia bimba cresca un po'...
Infine, qui ho trovato un'altra cosa molto originale: l'autrice ha realizzato un pezzo di tetto con il comignolo e i protagonisti della storia per raccontarla ai suoi bambini! Bellissimo! Che voglia di fare e creare che trasmettono questi lavori...
In realtà oggi non fa troppo freddo e, a parte il vento, potrei uscire a passeggiare con la piccola, ma tutti questi racconti di gelo e neve mi fanno venire voglia di starmene in casa al calduccio...