Da sempre, anche quando ancora non pensavo concretamente alla maternità, nella mia testa frullava il desiderio di una figlia. Forse per l'attrazione esercitata su di me dalle saghe familiari in cui le donne sono grandi protagoniste, come "La casa degli spiriti", ed in contrasto con una lieve misoginia che non mi ha mai portato ad avere durature amicizie femminili, il pensiero di una figlia è esploso quando sono rimasta incinta. Quando ho saputo che era femmina, ho provato una gioia immensa.
Ma cosa vuol dire oggi crescere una figlia? La faccenda è complicata. Essere donna è complicato, forse più adesso che in passato, perchè adesso, in teoria, puoi scegliere come vuoi essere. Dico in teoria, perchè in realtà i binari tracciati sono infiniti e basta guardarsi intorno per scoprirlo.
Ho sempre pensato che uomo e donna siano caratterizzati da diversità da valorizzare per potersi completare a vicenda. Ingenuamente, desiderando una figlia femmina, non mi ero mai fermata a riflettere sugli stereotipi di genere con i quali avrebbe dovuto scontrarsi inevitabilmente e dai quali la complessità e peculiarità dell'universo femminile ne escono impoverite in maniera avvilente.
Ammetto che è piacevole talvolta vestirla in modo grazioso e comprare per lei qualcosa di sfizioso da indossare. Eppure non voglio che lei finisca per essere la mia bambola da vestire e preferisco accumularle nell'armadio libri che le darò quando sarà cresciuta. A breve la mia bambina compirà due anni. Con il papà abbiamo pensato ad un regalo per lei, che è sempre in movimento, che ama camminare ed esplorare, ma anche calciare il pallone. Il risultato della consultazione è stato una bicicletta, adatta alla sua età ovviamente.
La bicicletta. Nella mia infanzia quest'oggetto è il simbolo di una libertà sconfinata, di lunghe corse solitarie in cui mi sembrava di avere tutto il mondo tra le mani.
Felice di questa scelta, mi sono messa alla ricerca. Forse nel posto sbagliato. E' stato piuttosto sconfortante girare tra gli scaffali dei giocattoli. Un reparto bambina che esplodeva davanti agli occhi per il rosa accecante che caratterizzava ogni cosa. Passando ho notato la cucina giocattolo, un set comprensivo di ferro da stiro e lavatrice che una bambina dal sorriso smagliante indicava dalla confezione, l'asse da stiro, il set da the e così via. Poi il reparto bambino, con macchine, piste per le macchine, set da meccanico, stazione dei pompieri, ecc.
Ora, non che io voglia escludere a priori che mia figlia si possa divertire con una cucina giocattolo o un ferro da stiro, perchè cadrei nell'errore opposto, ma non vedo perchè un bambino non si possa divertire altrettanto con i suddetti giocattoli.
Pochi giorni fa mi è capitato di sentire dire che un camioncino non era adatto per la mia bimba, ma lei si è divertita ugualmente a farlo andare avanti e indietro, così come si diverte a cullare e a dare la pappa ai suoi pupazzi. I bambini non hanno il pregiudizio. Siamo noi ad insinuarlo nella loro mente.
Certe volte penso che per mia figlia forse vorrei un nido come Egalia, un asilo svedese in cui i giochi sono uguali per maschi e femmine (
qui qualche informazione su questo approccio sperimentale) e si usano pronomi neutri per tutti.
Recentemente mi è capitato di leggere
questo articolo in cui che riflette su quanto sia difficile oggi crescere una ragazza. Qui si parla anche di alcuni "parenting guru", tra i quali Steve Biddulph (autore di
Raising Girls), una sorta di versione angloaustraliana del nostrano Paolo Crepet, che condanna inevitabilmente "
la melassa della pin ki fication, ovvero il corredo di abitini ro sa,
bambole rosa, ca merette rosa e giocattoli da massaia in erba che spesso
accompagna una bim ba. [...]
l'abbiglia men to da non-spor care-o-sciupare, l'edu ca zione prudente e
conformista, la pre sun ta accoglienza femminile (bambine troppo buone
saranno donne colpevo liz zate, lente a liberarsi dei partner
sbagliati), i romanzi e i film dove il lie to fine coin cide con un
ma trimonio..." (frasi tratte dall'articolo citato). Eppure si mettono in evidenza anche le infinite possibilità che oggi le giovani donne hanno rispetto al passato, le mille sfaccettature della femminilità che possono finalmente incarnare.
La conclusione è che il rischio, il pericolo peggiore in questo ampio spettro di possibilità, è, come sempre, il consumismo. "
Ne deriva che le ra gazzine di oggi siano prede magari informate ma ubbidienti, lucide ma zeppe di bi sogni in dotti."
Il mondo delle donne. Quante riflessioni ne possono scaturire e difficilmente si riesce ad affrontare l'argomento senza cadere nella banalità, come sempre succede, ad esempio, nel giorno della Festa della donna. Io ho sempre un rapporto contrastato con l'universo femminile a cui appartengo, ma mi rendo conto che ciò che me lo fa guardare con distacco e diffidenza e quasi con un senso di non appartenenza, è spesso il prodotto di uno stratificarsi di stereotipi, che sono molto distanti da quella che sarebbe in realtà l'intima natura femminile.
In occasione dell'8 marzo sono usciti questi articoli (
qui e
qui), in cui si parla di una lingua segreta, conosciuta solo dalle donne in Cina, il Nushu, l'unica lingua di genere al mondo, "il dialetto delle confidenze", creata da un gruppo di donne dello Hunan nel 1600 per raccontare segretamente la loro vita di sofferenze. Recentemente è stato riscoperto ed è divenuto, come accade di consueto con questo tipo di cose, un fenomeno di moda e di costume, raffinato e d'élite, per il quale fioriscono manuali ed eventi. Ed ecco il consumismo che si riaffaccia e che sgretola la profondità delle cose.
Non è facile, oggi, crescere una figlia. E quello che forse le dovrei regalare per il suo compleanno non è neppure una bicicletta, ma occhi per guardare davvero il mondo, per coglierne la bellezza e la complessità e per saper scegliere liberamente come agire in esso.