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martedì 2 aprile 2013

La mia insalata di primavera

In queste ultime due settimane mi sto finalmente riprendendo un po' di tempo e spazio per me, per la famiglia, per gli amici, per la mia casa ed il mio giardino. Questa Pasqua è stata una bella festa di primavera che non dimenticherò tanto facilmente per le sensazioni di gioia e benessere che mi ha dato stare con la mia famiglia allargata (suoceri, zii e nonna acquisiti, parenti di mia cognata, amici - purtroppo i miei familiari sono lontani...), soprattutto guardando mia figlia giocare con i cuginetti e sentendomi immensamente fortunata per tutto questo. Una festa che è stata anche un po' all'insegna del fai-da-te, visto che la mia bimba ha ricevuto in dono da mia mamma una gallina di stoffa e dei pulcini all'uncinetto fatti da lei ed io un cestino pasquale con uova di polistirolo dipinte da mia suocera.
Per quanto mi riguarda mi sono limitata molto in cucina, infatti, per il pranzo di Pasqua mi era stata assegnata un'insalata. Mi è andata bene, insomma. Niente di complicato. Così mi sono divertita a mettere insieme un po' di ingredienti per comporre un'insalata sufficientemente primaverile e sfiziosa, visto che in questi ultimi tempi sto facendo pace con l'arte culinaria e mi ci sto dedicando con più allegria.
Ecco la mia Insalata di Primavera:
- valeriana
- 2 cipollotti rossi freschi tagliati sottili
- ceci
- 2 cuori di carciofo tagliati sottili
- olive taggiasche
- foglioline di origano fresco
- riccioli di Parmigiano
- olio extravergine di oliva
- sale

mercoledì 12 dicembre 2012

Una torta di mele senza burro e uova? Sì, è possibile...

Oggi sono inquieta. Mi sento come un insetto intrappolato in una lampada, che non riesce ad uscire e sbatte da una parte all'altra e più si agita e meno possibilità ha di trovare la via di fuga. Ondeggio tra una cosa e l'altra, faccio propositi e cerco di programmare i giorni a venire, ma il risultato è sempre lo stesso. Oggi non riesco a concludere nulla. Considerato questo, preferisco chiudere la giornata pensando alla mia nuova torta di mele, fatta appena ieri e ormai quasi finita. Premesso che il mio rapporto con la cucina è sempre di amore ed odio, un vorrei ma non posso, una ricerca di costanza e sperimentazioni che spesso finisce nel nulla, in questi ultimi giorni mi sto cimentando in alcune nuove ricette trovate qua e là sul web, sostanzialmente per provare ad eliminare i classici ingredienti tipo burro, uova, latte, ecc., ma anche per la curiosità di vedere se ciò è davvero possibile e con che risultati. 
Mi sono imbattuta quindi in una ricetta di una torta di mele senza burro e uova che ho trovato qui (sul sito Il bambino naturale) e che ho deciso di provare. Come sempre, mi sono dovuta ricredere su un mio pensiero fisso, ovvero che ci voglia parecchio tempo per poter cucinare qualcosa di nuovo. Questo è uno dei motivi per cui spesso desisto dal mettermi ai fornelli.
La ricetta è di una semplicità disarmante. Eccola:
200 g di farina
120 g di zucchero di canna
(io ho usato il Mascobado, quello delle Filippine, dal sapore molto particolare)
70 g di olio di mais
(io ho usato quello di girasole)
3 mele
1 pizzico di sale
acqua o latte vegetale qb
(io non l'ho usato perchè l'impasto era già perfetto anche senza)
cannella
1 bustina di cremor tartaro o lievito per dolci
(mi era rimasto solo il lievito vanigliato)
Si fanno cuocere le mele a pezzetti per qualche minuto con un cucchiaio di zucchero (un cucchiaio a parte in più rispetto ai 120 g previsti che finiranno nell'impasto) ed un cucchiaio di acqua. Poi si frullano le mele con lo zucchero e la cannella. Si uniscono gli ingredienti secchi e poi si aggiungono i liquidi. Infine si inforna a 180° per 45 minuti (io non ho usato il forno ventilato).
Non ho aggiunto le classiche fette di mela sopra, ma ho cosparso alla fine la superficie di zucchero a velo (lasciando un bel cuore al centro perchè ero in vena di romanticherie...). Il colore dell'impasto è scuro per via dello zucchero di canna ed il contrasto con il bianco dello zucchero a velo mi piace dal punto di vista cromatico.
Il risultato è stato sorprendente ed eccellente al tempo stesso. La torta è leggerissima, soffice e deliziosa. Sono rimasta davvero stupita. E' stata più che apprezzata anche dal mio compagna e dalla mia piccolina, tanto che ormai ne è rimasta ben poca. In questo caso mi sono proprio resa conto che uova e burro non servivano minimamente per avere una torta squisita. E' stata una piacevole scoperta.

domenica 29 luglio 2012

Libri usati, che passione!

Ieri, grazie alla presenza a casa del papà che è rimasto a giocare con la piccola, ne ho approfittato per rilassarmi un'oretta in un mercatino dell'usato qui vicino, mio rifornitore ufficiale di libri.
Causa l'estate e la latitanza di molti dei frequentatori del mercatino, gli scaffali dei libri erano un po' vacanti di titoli interessanti, ma sempre impagabile è l'emozione della ricerca e della scoperta, che mi assale mentre frugo tra i volumi messi un po' alla rinfusa.
Questa volta ho trovato due testi che non mi convincevano pienamente (però per un totale di 7,50 euro ne valeva la pena), ma che mi incuriosivano e che avevo preso in considerazione in una mia sortita precedente al mercatino. Si tratta di Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Sprigs di Fannie Flag e di Venuto al mondo di Margareth Mazzantini.
Di Fannie Flag, svariati anni fa avevo letto Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, dopo aver visto il film, che all'epoca mi era piaciuto molto. I ricordi sono un po' sbiaditi, però magari come lettura estiva ci può stare. Recentemente, sempre in questo mercatino, avevo acquistato anche il suo Hamburger e miracoli sulle rive di Shell beach.
Qualche riserva in più sul libro della Mazzantini. Ammetto di non aver mai letto niente di suo, credo per una sorta di pregiudizio nei suoi confronti, dovuto a non so bene cosa, ma che, ahimé, non me la rende molto simpatica... Una mia amica mi ha parlato benissimo di questo libro, consigliandomi di leggerlo. Ho letto le trame degli altri suoi romanzi e non mi hanno entusiasmato. Su Venuto al mondo ho sentito e letto pareri discordanti. Mi piacevano però molto l'immagine di copertina e i suoi colori, così come la foto dell'autrice, che, in questo scatto, mi ricordava in qualche modo la mia amata Virginia Woolf.
Quando avrò finito Forte movimento di Franzen, magari mi cimenterò in questa lettura...Intanto continuo con questo romanza e faccio finta che là fuori stia arrivando l'autunno...Peccato che stamattina ho finito l'ultima girella alla cannella che avevo cucinato grazie alla ricetta di Maris, che trovate qui (e che consiglio perchè sono buonissime e lanche eggerissime se sostituite il burro alla margarina ... PS: Grazie Maris!).
PS: So che esiste un libro ispirato a Pomodori verdi fritti, che contiene le ricette dei piatti cucinati al caffè di Whistle Stop, Pomodori verdi fritti e altre ricette. Piccole e grandi rivoluzioni alla fermata del treno di Barbara Buganza (Leone Verde, 2006) ... non sarebbe male trovarlo, anche se per me i pomodori verdi sono il sinonimo di marmellata di fine estate che faceva mia nonna...Forse dovrei provarli anche fritti quest'anno...

sabato 4 febbraio 2012

La mia Festa della Neve (passeggiata, ricette quinoa e zucca , libri)

Ieri, finalmente, è nevicato anche qui. Per questo abbiamo potuto starcene a casa tutti e tre, dal momento che da noi, quando nevica, si blocca tutto. Quest'anno la neve ha deciso di essere generosa ed è scesa senza riserve tutto il giorno e tutta la notte. Oggi non nevicava più ed il mondo mi si è presentato alla finestra ammantato di una luce intensa ed inconfondibile. Ho quindi decretato che oggi doveva essere la mia Festa della Neve, per cui ho deciso anche di cucinare qualcosa di nuovo.
Ultimamente in cucina sono mentalmente attivissima, ma all'atto pratico piuttosto passiva... Nella mia testa mi immagino intenta a cucinare mille piatti e mille dolci. A volte  riesco a fare qualcosa, altre volte mi costringo a malapena a cuocere un piatto di pasta. Con i dolci poi ho un rapporto strano. Sono il mio sogno proibito. Vorrei farli bene, vorrei sperimentare, ma non sono mai soddisfatta del risultato.

Tornando ad oggi... Questa mattina siamo usciti tutti e tre per fare una passeggiata, che purtroppo è stata piuttosto breve. La neve, alta 40 cm, per via del vento in alcuni punti si era accumulata fino ad un metro e più, quindi la strada in campagna era impraticabile. Quei pochi passi, però, mi hanno dato gioia e mi hanno fatto tornare bambina. Ho riassaggiato la neve e sono saltata dentro i mucchi più alti. Poi, per evitare di congelare la bambina, siamo rientrati e sono passata alle sperimentazioni gastronomiche. Qui avevo trovato una ricetta per cucinare la quinoa (questa sconosciuta...ricca di proprietà nutritive, contiene fibre e minerali ed è un'ottima fonte di proteine vegetali - le mie sperimentazioni vegetariane continuano - ne riparlerò perchè mi incuriosisce ed ha una storia interessante), che però ho un po' variato.
Ecco la mia ricetta:

Quinoa con zucca, patate, mandorle e olive nere
400 g di zucca
2 patate piccole
1 cipolla piccola
200 g di quinoa
1/2 l di brodo vegetale
una manciata di mandorle tritate
olive nere tritate grossolanamente a piacere (io ho usato 15 olive di Gaeta)
salvia (2-3 foglie)
olio extravergine di oliva

Ho fatto rosolare la cipolla, poi ho aggiunto zucca e patate tagliate a tocchetti, quindi la quinoa, le mandorle e le olive. Ho fatto rosolare un paio di minuti, mescolando di tanto in tanto, poi ho aggiunto la salvia a pezzetti ed il brodo. Ho fatto cuocere per circa 25 minuti. Il risultato è nella foto a lato.

Non soddisfatta, ho deciso di cimentarmi nelle tortine alla zucca suggerite qui da Michela. Volevo proprio finire la zucca che avevo in casa. Ci sono piaciute moltissimo e le ho fatte assaggiare anche alla mia bambina (ovviamente a pezzetti piccoli piccoli), che per l'occasione ho fatto anche bere per la prima volta dal bicchiere di vetro (ovviamente lo tenevo io).

Grazie alla neve, così, sono riuscita a passare una giornata tranquilla, davvero casalinga, con la piccola che giocava con il papà, mentre io cucinavo.
Da quando è nata la piccola, apprezzo molto questi momenti, in un modo che mai avrei immaginato prima.
Con la poca zucca rimasta ho infine preparato anche la pappa per lei. Insomma...uno zucca-day... Io adoro incondizionatamente la zucca...
Per completare la Festa della Neve, ho letto una delle storie di Boscodirovo ("Le storie di Boscodirovo" di Jill Barklem, EL Edizioni) alla mia bimba.

Per evitare che mi impedisse di leggerla per la troppa smania di strapparmi il libro dalle mani, le ho prima dato modo di toccarlo, aprirlo, sfogliarlo. Dal momento che sono abbastanza gelosa dei libri e che temevo ne strappasse le pagine (ha solo poco più di nove mesi), ma ben sapendo che i bambini devono poter manipolare i libri per poterli sentire vicini e familiari, l'ho lasciata fare guardandola con i brividi e la pelle d'oca. Mi ha però piacevolmente sorpreso, perchè lo ha esplorato a lungo, ma, fortunatamente, non lo ha rotto e, infine, quando si era saziata del contatto con il libro, mi si è buttata tra le braccia ed io ho potuto iniziare a leggerle "La scala segreta", un dolcissimo racconto di mezzo inverno.
Questo libro sembra piacerle molto, intendo anche a livello tattile. Già un'altra volta lo ha manipolato per un po'. La incuriosisce forse l'oggetto libro in sè, dal momento che sono le prime volte che lo lascio direttamente a lei tra le mani.
E' importantissimo che i bambini possano manipolare ed avere un rapporto diretto con i propri libri fin da piccolissimi, perchè in questo modo il libro, inizialmente solo come gioco sensoriale, diviene per loro un oggetto familiare. Si dice anche che, affinché possano sentirlo davvero come un  oggetto proprio, debbano essere liberi di manipolarlo anche fino al punto di romperlo.
Io fatico ad accettare questo tipo di affermazione, probabilmente perchè ho una specie di venerazione per l'oggetto libro in sé e poi perchè i libri per bambini sono spesso incredibilmente belli dal punto di vista estetico e quindi mi dispiacerebbe se venissero rotti. Inoltre credo sia importante che i bambini comprendano anche il valore di un oggetto e la fortuna di poterlo avere, cui dovrebbe forse automaticamente seguire una sorta di rispetto per esso. Certo non è facile farlo capire a bambini molto piccoli. In ogni caso vedrò di volta in volta come comportarmi. Per il momento cercherò di evitare che distrugga i libri che le leggo. A proposito di questo: da quando la bambina aveva un mese, praticamente ogni giorno (o quasi), le leggo qualcosa, magari anche solo per pochi minuti o solo poche righe. A poco a poco è divenuta un'abitudine, un appuntamento irrinunciabile, che spero di poter continuare ad avere anche quando riuscirò (mi auguro) a tornare al lavoro.
Adesso, per coronare questa giornata di festa, dal momento che la luna è quasi piena ed il cielo è tornato sereno, il mio compagno ed io ci alterneremo (non posso di certo lasciare la bimba sola in casa, né portarmela dietro, ma neppure rinunciare a questo spettacolo) in una piccola passeggiata notturna per fotografare i campi qui fuori con la luce lunare che si riverbera sulla neve.

mercoledì 25 gennaio 2012

Polpette di lenticchie rosse

Nelle mie sperimentazioni vegetariane che caratterizzano il nuovo anno, mi sono ritrovata alla ricerca di una ricetta che avesse come protagoniste le lenticchie rosse. Ne ho trovato qui una che ho sperimentato, anche se non avevo in casa proprio gli esatti ingredienti. Credo che l'originale sia una ricetta vegana, mentre la mia è vegetariana.

Ingredienti
200 g lenticchie rosse decorticate (credo siano più adatte per chi ha problemi con i legumi)
2 fette di pane al farro
pangrattato
1 cipolla dorata piccola
3/4 cucchiai di maizena
olive nere di Gaeta (quantità a piacere)
olio extravergine di oliva (quantità a piacere, ma ne basta poco - io uso quello non filtrato)


Si mettono a bagno le lenticchie per un paio d'ore e intanto si fa inzuppare il pane con il latte. Poi si cuociono le lenticchie con sale a piacere fino a che non si disfano ed hanno assorbito quasi tutta l'acqua. Si tritano cipolla e olive, si aggiunge il pane strizzato e sbriciolato, la maizena e le lenticchie e si impasta il tutto. Poi si formano delle polpette, le si passa nel pangrattato e poi le si rosola in padella per alcuni minuti.
Vanno servite ben calde e si possono anche congelare.
Io le ho accompagnate sia con i carciofi cotti, che con insalata di finocchi, arance e olive nere.
Non ho provato ad aggiungere spezie, ma sono molto buone anche senza.
Insomma ricetta provata e approvata.