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lunedì 8 aprile 2013

Tre cose belle prima di andare a dormire

Questa sera sono andata a sbirciare il sito di Internazionale per rilassarmi un po' dopo cena. Vi ho trovato tre cose belle, che hanno dato a questa serata un volto quieto e sognante e che voglio ricordare.
In questo pagina (dove si trova anche un video) si parla di Holi, la festa indù dei colori che festeggia il ritorno della primavera, durante la quale la gente per strada balla, ride, si abbraccia e soprattutto si spruzza a vicenda di acqua mescolata a pigmenti colorati. Mi è piaciuta molto l'idea di questa festa, una sorta di Carnevale indiano così pieno di vita. (Ho trovato la foto qui).
Qui, invece, un curioso e simpatico dietro le quinte del film "Mary Poppins", che da piccola amavo molto, soprattutto per la scena in cui i protagonisti saltano dentro i disegni realizzati sul marciapiede ed entrano in un "altro mondo".  Era una cosa che mi faceva impazzire e che speravo mi capitasse. Inoltre i "Dietro le quinte" sono sempre belli da vedere e mi trasmettono una strana nostalgia allegra.
Infine, qui, le "Darkened cities", un progetto del fotografo francese Thierry Cohen, in cui grandi metropoli del mondo sono state fotografate come se non vi fosse l'inquinamento luminoso e si potessero vedere nitidamente le stelle. L'effetto è strepitoso e riempirsi gli occhi di quei cieli così stellati, che sovrastano città che appaiono silenziose ed addormentate, è splendido prima di andare a dormire e fa sperare in qualche magnifico sogno, dove si mescolino i colori dell'india, la magia di Mary Poppins e la notte piena di stelle.
Buona notte e sogni d'oro...

venerdì 15 febbraio 2013

Per amore delle parole

Un paio di settimane fa, in una fugace sortita al mercato del paese, in una bancarella che vende libri ad un prezzo ridicolo, mi sono imbattuta in un testo di Beatrice Masini, prolifica scrittrice per bambini e ragazzi, che non ho proprio potuto lasciare lì. Si tratta di "Per amore delle parole - vita e passioni di Virginia Woolf", pubblicato dalle Edizioni EL nella collana Sirene (molti titoli della collana, tra i quali anche questo, si trovano come Remainders a metà prezzo).
Io amo Virginia Woolf, per questo non ho potuto resistere. E mi incuriosiva il fatto che il libro della Masini fosse dedicato alle giovani lettrici, dai 9 a 13 anni circa, come tutti gli altri della stessa collana.
Il testo ripercorre così, in maniera poetica ed evocativa, impressionistica, la vita della grande scrittrice, tratteggiandone i momenti salienti, aprendo finestre sui suoi pensieri e sulle sue emozioni.
E' una lettura che scorre via piana e veloce. E' bastata una manciata di ore, ma vi ho ritrovato tutta la Woolf che amo, dalle estati trascorsi a St. Ives, protagoniste poi di Gita al faro, alle care figure della sorella Vanessa e del fratello Thoby (La stanza di Jacob), a quelle che animano il circolo di Bloomsbury, fino al momento della morte nel fiume Ouse.
Nella Premessa, Beatrice Masini, che sembra quasi giustificarsi per questa sua deliziosa opera, scrive: "Isaac Bashevis Singer, scrittore, una volta ha detto: 'Quando vado a comprare il pane, è perchè ho bisogno del pane. Non m'interessa la vita del panettiere'. Se amiamo dei libri, non è necessario per questo amare anche colui che li ha scritti. Noi lo amiamo come scrittore. La persona che c'è dietro lo scrittore può anche restarci ignota. Forse è meglio così. [...] E allora che senso ha leggere la biografia di uno scrittore? Che senso ha scriverla? Io, che amo leggere sopra ogni altra cosa, ho letto pochissime biografie di scrittore: quattro, forse cinque. E questo libro comunque non è una biografia. Ho cercato di immaginare alcuni momenti della vita di Virginia Woolf...".
E' vero. Noi li amiamo come scrittori. Io, però, adoro anche il risvolto di copertina che condensa in poche righe la vita degli autori, perchè è la premessa di future scoperte che so che mi faranno amare ancora di più le opere che leggo.
Per chi ama Virginia Woolf ed anche per chi non la conosce, consiglio quindi questo libro.
Infine un altro particolare aveva attirato la mia attenzione, ovvero il nome della collana di cui fa parte il testo. Sirene. Sirene è anche il titolo di una commedia delicata e deliziosa che mi ricorda gli anni della preadolescenza e i primi dell'adolescenza. Un film di Richard Benjamin con Cher, Bob Hoskins, Winona Rider e Christina Ricci, che in passato avevo registrato e che guardavo e riguardavo spesso, sognando in futuro di avere due figlie femmine. Ancora oggi è un film che amo rivedere quando ho voglia di tirarmi su e di reimmergermi nell'atmosfera di quegli anni. E' una commedia senza pretese, ma per me ha qualcosa di magico, con il suo modo ironico e dolcissimo di parlare del momento difficile e preziosissimo dell'adolescenza.
Mi crogiolo quindi nell'idea (struggente), un giorno, di far leggere questo libro (e magari far vedere anche il film) ad una mia figlia un po' cresciuta...
Partecipo con questo post al Venerdì del Libro.

martedì 14 febbraio 2012

Un sogno e la decrescita felice (parte I)

Questa mattina mi sono svegliata da un sogno bellissimo ed al tempo stesso bruttissimo, perchè mi ha di nuovo fatto riflettere su un tema che mi attanaglia da diverso tempo.
Il sogno, con tutte le giravolte e contorsioni che i sogni solitamente hanno, in sostanza è questo: mi ero imbattuta in un angolo nei pressi di una casa di sconosciuti dove erano stati abbandonati degli oggetti, accompagnati da un biglietto. Nel citato biglietto una signora diceva che quelli erano oggetti che non le servivano più e che quindi dava via a chi li voleva prendere. Io, presa da una curiosità incredibile, ho iniziato a guardare tra gli oggetti e vi ho trovato una quantità esagerata di libri, ma non di libri qualsiasi, proprio quelli che vorrei prendere e che stanno da qualche parte nella mia lista dei desideri. Nel sogno allora ho incominciato a prenderli, scartando quelli (pochissimi) che non mi interessavano. Tra gli oggetti è saltato fuori anche qualche vestito particolare, che ho messo da parte. In breve mi sono resa conto che la signora aveva messo a disposizione quasi un'intera stanza di casa piena di oggetti da dare via. Ed io ero felicissima per quei libri. Poi nel sogno è comparsa anche la signora con la sua famiglia ed altre persone non meglio definite che forse stavano tentando di trovare qualcosa di loro interesse frai vari oggetti messi a disposizione. In quel momento mi sono resa conto che avevo esagerato, che avevo preso troppo. Sono andata dalla signora e gliel'ho detto. La signora mi ha risposto che sì, avevo esagerato e che lo aveva notato, ma non mi aveva detto niente perchè lei regalava quelle cose e chi prima arrivava, prima prendeva, ma, visto che io avevo fatto il primo passo, allora lei aveva deciso di riprendere tutto e, invece di regalarlo, di metterlo in vendita. Così il sogno è finito con me che, guardando una libreria allestita dalla signora con tutti i libri prezzati, cercavo di scegliere con oculatezza cosa prendere.
Il risveglio è stato amaro, ma mi ha fatto pensare. Ho pensato a tutta una serie di cose su cui rifletto da molto tempo.

L'accumulo. L'accumulo di oggetti. Sì, anche l'accumulo di libri. Da un po' di tempo a questa parte compro molto poco in termini di oggetti, libri e vestiti. Come ho detto in un altro post, vestiti e libri vengono per lo più dal mercatino dell'usato, perchè mi piace l'idea di riciclare le cose che agli altri non servono e perchè si trovano spesso cose molto belle e particolari. In passato però ho forse esagerato anche in questo. Il fatto che costassero poco mi ha spinto spesso a comprare troppi vestiti e troppi libri, anche se usati. Sui libri però non riesco mai a dire che sono troppi. E' più forte di me. Ultimamente non prendo neppure i vestiti. Mi bastano e mi stra-avanzano quelli che ho e, tra i miei progetti, c'è quello di riprendere la macchina da cucire in mano ed eventualmente provare a crearne di nuovi da quelli che già ho. In alternativa vorrei donare tutti quelli che non uso mai.
Da tempo sento l'inutilità di molte cose, sebbene poi molte di queste rivestano per me dei significati profondi e mi richiamino alla mente ricordi ed emozioni. Il punto è proprio che si investono inevitabilmente gli oggetti di significati ed emozioni, per cui è difficile separarsene. La casa finisce così con il riempirsi sempre di più.
Sono sempre combattuta interiormente tra le bellezza limpida di una vita senza oggetti (leggete qui qualcosa sulla Generazione Zero) ed il fascino di una casa piena di oggetti cari e particolari.
Prima di tutto sto cercando di eliminare gli acquisti. Per esempio uso ancora le pentole di mia nonna, sia per una questione affettiva, sia perchè non mi va l'idea di buttare una cosa che ancora svolge perfettamente il suo lavoro. I vestiti della bambina sono quasi tutti della cuginetta. I suoi giochi pure. Alcuni li ho cuciti io mentre ero incinta. Cerco di comprare solo quello che serve.
Difficile è tenere a bada mia madre e mio padre. Hanno fatto molti sacrifici, sono stati ad emigrare in Svizzera per molti anni e con grande fatica si sono conquistati quello che hanno, per cui adesso che possono, non vogliono risparmiarsi. Così devo combattere anche con gli acquisti inutili che mia madre fa per me con tanto amore.
Il punto è che avere di più non dà la felicità. La società (ma non è forse il soggetto giusto) ha creato falsi bisogni per noi e noi ce ne creiamo di altri. Di tutto quello che ci circonda, quanto realmente ci serve? Ci serve per dare a noi stessi e agli altri l'immagine di ciò che vorremmo essere, che siamo o che pensiamo di essere. Gli oggetti che possediamo plasmano questa nostra immagine. In essi trasponiamo una parte di noi.
Pure io non ne sono immune e se mi guardo intorno, se guardo la mia casa, mi piacciono le cose che la popolano. Ancora non potrei liberarmi di molte di esse.
Mesi fa ho visto il film "Into the wild", di cui magari parlerò in futuro dal momento che mi ha colpito e fatto riflettere ulteriormente, e vorrei solo ricordare qui una delle canzoni che accompagnano il film, "Society" di Eddie Vedder (oltre che meravigliosa nella musica e nelle parole, per me è anche un'ottima ninna nanna... l'ho sperimentata personalmente sulla piccola), le cui parole ben si accordano con il tema. Qui il testo e qui la traduzione.
Detto tutto questo, ancora troppe cose vorrei scrivere, perchè sono molti gli aspetti del problema.
Le mie riflessioni mi hanno portato ad interessarmi di decrescita, o decrescita felice, e dei testi di Serge Latouche, di cui parlerò magari domani, perchè l'argomento è vasto ed il mio tempo residuo ormai è poco.
Tra i vari modi per rimettere in circolo gli oggetti che non si usano, oltre a quello di regalarli a chi ne ha bisogno, ho trovato quello del baratto. Ancora non mi sono cimentata, ma sbircio da tempo il sito di ZeroRelativo e sto pensando di unirmi al gruppo di barters che lo popolano. Pensavo anche di aprire un piccolo spazio sul blog dove inserire gli oggetti che potrei scambiare. Anche su questo punto avrei un po' da approfondire.
Ecco, ho messo troppe cose nel calderone. Svilupperò prossimamente, ma era da un po' che volevo iniziare a parlarne.
Per il momento chiudo con un altro aforisma tratto da "Aforismi sulla radice degli ortaggi" di Hong Zicheng di cui ho parlato ieri qui. Le riflessioni che ne scaturiscono possono essere molteplici, a seconda della prospettiva da cui si cerca di rispondere alla domanda posta.
"Se sappiamo vivere senza affanni in una piccola stanza, perchè possedere saloni dagli alti soffitti decorati, ampie finestre dalle tende di perle?
Se dopo aver bevuto tre coppe intuiamo il vero, ci sentiremo appagati suonando il liuto al chiaro di luna o il flauto nel vento."