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mercoledì 15 maggio 2013

Strange days

Oggi mi sembrerebbe di vivere un giorno d'autunno, se non fosse che dalla finestra posso vedere il pittosforo ed il caprifoglio stellati di fiori. Il cielo è un tumulto di nuvole che promettono pioggia ed il salice è scosso da un vento freddo ed ostinato. Allora mi fermo a pensare a quest'ultimo periodo. Sono stati strani giorni questi, in cui agli impegni si sono alternati momenti in cui mi sono divertita a giocare, a fare cose che non facevo da un po' di tempo ed a concedermi più tempo ed indulgenza. Se ogni tanto ci si ferma e ci si ricarica, poi tutto va meglio. La foto qui sopra (che amo moltissimo senza comprenderne bene il motivo) rappresenta per me questi giorni, belli, delicati, incantati, come un petalo di violetta staccato dal vento.


Mi sono ritrovata, quindi, a fare la piccola naturalista in giardino, indugiando a fotografare il popolo che lo abita ed a stupirmi degli incontri che vi si possono fare. Ho quindi immortalato farfalle, coleotteri, grilli, rose, violette e la luce del mattino sulle peonie, i primi fiori sbocciati su questa pianta donatami tre anni fa.
Un paio di mattine fa, come per un'improvvisa rivelazione, ho notato che le mie talee di Saintpaulia stavano radicando: le foglie apparivano finalmente di nuovo erette e vitali. Nel mio frigorifero proseguiva intanto il riposo pieno di attesa dei miei semi di lavanda che sto facendo stratificare (chissà se riuscirò a farli germinare prima o poi?).
Mi sono sentita un po' a metà strada tra Gerald Durrell (il mio amato Durrell de "La mia famiglia e altri animali"), Calpurnia del libro "L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly (dalla deliziosa copertina che mi aveva subito attratta) e la protagonista di "L'evoluzione di Jane" di Cathleen Schine (che sto leggendo adesso). Libri, libri, libri. Le perle colorate del filo della mia vita.
Ho giocato anche, proprio con uno dei  libri per bambini di cui ho parlato qualche giorno fa e che ho comprato per me ("Animali del mondo" di Géraldine Cosneau). Devo ammettere che non è stato facile abbandonarne l'estatica contemplazione e decidermi infine a staccare ed attaccare  i teneri adesivi.
Ho fatto lunghe passeggiate tra le case qui attorno con mia figlia sulla sua bicicletta (in realtà è un triciclo regalatole per il compleanno, di cui avevo accennato nelle mie riflessioni sul fatto di avere una figlia al giorno d'oggi in questo post), sbirciando tra i giardini fioriti degli altri ed immaginandone le vite.
Ho ascoltato di notte i canti degli usignoli che già ad aprile hanno popolato la notte, rompendo l'infinito e profondo silenzio dell'inverno, trasformando il buio al di là della mia finestra in un mondo più vasto, profondo, pieno di rivelazioni in attesa di mostrarsi.
Ho riprovato il delizioso ed onnipotente piacere dello scrivere, di storie e vite che si animano partendo da un dettaglio colto quasi per caso, per poi seguire una strada tutta loro (il tormento della scrittura sembra non morire mai).
Soprattutto per quest'ultima cosa ed in generale per lo spirito fanciullesco cui mi abbandono ultimamente, devo un ringraziamento a Grazia, perchè mi ha permesso di conoscere un libro, "La via dell'artista" di Julia Cameron, cui mi sono avvicinata con un po' di scetticismo, ma sul quale mi sono dovuta ricredere (qui trovate i preziosi post che Grazia ha dedicato all'argomento, cui prima o poi dedicherò anch'io qualche riflessione in più).
Strani giorni ...

venerdì 3 maggio 2013

Regali per bambini, ma anche per me

Mi sono resa conto oggi che è quasi un mese che latito dal blog, presa dal sole, dai fiori, dai malanni che imperversano qui a casa e da un po' di tempo che ho deciso di dedicare ad altro.
Sto coccolando un po' la bambina che sono stata e che torna a guardarmi dallo specchio con aria birichina, quando sono sola in bagno e mi trucco o dopo aver lavato i denti, per dirmi che è sempre lì, anche se non sembra. Per farle capire che mi ricordo ancora di lei e che ha tutte le ragioni per essere ogni tanto presa in considerazione, ieri ho deciso di farle qualche regalo. Mi sono concessa un po' di tempo in libreria e ne sono uscita con due libri (che avevo già preso anche per mia figlia e che conservo nell'armadio in attesa che abbia l'età giusta e che ho anche regalato alla figlia di una cara amica).
Si tratta di "Popoli del mondo" e "Animali del mondo" di Géraldine Cosneau (Editoriale Scienza), che racchiudono ciascuno 8 grandi scenari e 400 adesivi riposizionabili semplicemente splendidi. Il primo è composto da villaggi di Perù, Caraibi, Norvegia, Grecia, Burkina Faso, Turchia, Mongolia e Nuova Guinea, il secondo da alcuni ambienti naturali: la savana, il deserto, la campagna, la foresta, la giungla, il mare tropicale, il bush australiano e i poli. Dietro ogni scenario ci sono anche tre figure che si possono colorare. Gli scenari si possono poi staccare ed utilizzare come poster.
E' adatto dai 3-4 anni fino ai 100 e oltre.
Li ho trovati irresistibili da subito e quando ho deciso di prenderli anche per me, mi sono veramente sentita come una bambina il giorno della fiera. Ora devo solo trovare un paio d'ore in cui la mia bimba non c'è e divertirmi a tornare indietro nel tempo giocando senza pensieri, abbandonandomi al sottile piacere di attaccare e staccare gli adesivi animando i paesaggi coloratissimi di questi libri e sognando avventure in giro per il mondo.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro.

martedì 26 marzo 2013

Nuovi attimi da ricordare

In questi giorni ho pensato a tanti post, a tante "riflessioni sui massimi sistemi", a tutte le parole che avrei voluto usare per parlare dei libri che ho letto ultimamente, ma poi, mentre portavo a spasso Moony, la mia cagnolina ormai malata, e l'aria scoloriva velocemente facendo biancheggiare in maniera irreale le corolle delle margherite ormai chiuse ai bordi della strada, ho desiderato solo poter fissare alcuni attimi vissuti in questi giorni.
L'aria dolcissima di Roma domenica sera, mentre passeggiavo per San Lorenzo con alcune amiche. Quanto è bella e struggente Roma quando arriva la primavera. E la domenica sera la piazzetta di San Lorenzo, così gremita e giovane di sabato, è quasi vuota ed induce lo sguardo a soffermarsi sui dettagli, illuminati dalle luci calde dei lampioni. Era la mia seconda uscita con le amiche da quando è nata la mia bambina e sono stata trasportata indietro negli anni, a quando per la prima volta scoprivo i profumi della Roma delle sere estive ed ero inebriata dalla novità di questa città e dalle mia nuova vita che incominciava.
Mia figlia che mangia da sola tutta la minestra per la prima volta ed io che, commossa ed orgogliosa, continuo a farle foto e filmati per fissare questo momento mentre esulto dicendole "Brava!". Sempre mia figlia che, mentre mi abbraccia, mi guarda seria e poi mi dice "Sei uno gnomo!", scoppiando a ridere e facendo scoppiare a ridere anche me.
Vedere la mia selvaticissima gatta che passa dieci minuti a leccare le orecchie ed il muso della nostra cagnolina malata, standole sempre vicina da quando non sta bene, dormendole accanto e non abbandonandola mai per troppo tempo. Mi ha sopreso rendermi conto di quanto gli animali avvertano la malattia ed il dolore ed ho deciso di non dimenticare questi gesti così gratuiti ed umani che ho potuto osservare.
Il mio pesco che mi dà il buongiorno con il suo chiassoso fiorire quando apro la finestra della mia camera da letto e quella sensazione di benessere e pienezza che mi ha dato il ricominciare a sistemare fiori e piante in giardino.
Per tutte le altre riflessioni c'è sempre tempo...

venerdì 25 gennaio 2013

Time and Weather: a whole year round


Ieri, in questo post, ringraziavo (e torno a fare i miei ringraziamenti anche oggi) Cì (IlMondodiCì), Simonetta (LaSolitaMamma) e Monica (UnconventionalMom) per i consigli ed i suggerimenti che mi hanno dato relativamente ad alcuni libri in lingua inglese che dovrò usare per un progetto per bambini di IV della scuola primaria. Cì mi ha inoltre suggerito di partecipare al Venerdì del Libro di oggi condividendo proprio i titoli dei libri che sono stati raccolti.
I temi attorno a cui ruotano i libri che mi sono stati suggeriti e quelli che avevo trovato in precedenza riguardano il time, quindi ore, parti della giornata, giorni della settimana, mesi, stagioni, ed il weather, per cui il tempo atmosferico nelle varie stagioni, ma anche i frutti, i fiori, le piante che si possono trovare nei vari momenti dell'anno e quindi il ciclo vitale delle piante. Infine anche festività e tradizioni anglosassoni.
Mi sono stati indicati anche nursery rhymes, informazioni varie e video.
Intanto ecco i libri:
- Around the Year di Elsa Beskow
- Mother Earth and Her Children di Sybille Von Olfers
- Morning, Noon an Night di Jean Craighead George
- Listen, Listen di Phillis Gershator
- A Tree for All Seasons di R. Bernard
- The Jacket I Wear in the Snow di Shirley Neitzel
- New Treetops di Sarah Howell e Lisa Kester-Dogson
E poi...grande protagonista...Eric Carle con:
- The Tiny Seed
- Today is Monday
- The Very Hungry Caterpillar
- The Bad-Temperated Ladybird
Se qualcuno avesse altri suggerimenti, li accetto molto volentieri!!! Come ho già scritto ieri, mi sono stati accorciati moltissimo i tempi di consegna del materiale, per cui sono ancora alla ricerca di testi in lingua originale sull'argomento, in particolare sulle festività e le tradizioni anglosassoni.
Devo veramente dire grazie alla solidarietà della rete per le informazioni che sono riuscita a raccogliere.
Purtroppo oggi non riesco, per mancanza di tempo e di forze (sono ancora influenzata e senza voce), a descrivere ogni singolo libro. Spero quindi di poterlo fare nei prossimi giorni.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro.

venerdì 11 gennaio 2013

Storie sotto il melo

"Storie sotto il melo" di Sigrid Heuck è la lettura che ci accompagna alla sera da un po' di tempo (un paio di mesi...) a questa parte. Lo comprai nel 2008 ed allora non era destinato a mia figlia. Faceva parte di una serie di bellissimi libri della collana Einaudi Ragazzi, che avevo trovato a un prezzo molto basso su una bancarella e che avevo comprato con l'intenzione di regalarli per Natale alla classe che avevo all'epoca. Alla fine, anche se con un po' di rammarico, ritenni più opportuno evitare di fare quel dono e così i libri rimasero a me. All'epoca ancora non sapevo che avrei avuto una figlia e, in verità, neppure ci pensavo, ma, in fondo, anche in quel momento mi ritrovai a pensare che di sicuro in futuro mi sarebbero tornati utili.
Il libro raccoglie tre storie che vede protagonisti un cavallo e un orsetto, che vivono in una casetta nel bosco, vicino ad un albero di mele. Molte parole sono sostituite dalle immagini, quasi fosse un rebus, e altre illustrazioni dai colori luminosi riempiono le pagine non dedicate alla narrazione. I disegni sono semplici nelle forme, ma ricchi di dettagli. E' consigliato dai 5 anni, ma io mi sto davvero divertendo a leggerlo con la mia bimba di 20 mesi, perchè le leggo la storia e lei la completa dicendo le parole che sono sostituite dalle immagini. E' un libro che adora e che chiama "il bosco". Spesso durante il giorno la sento raccontare le avventure del cavallo e dell'orsetto.
Grazie a questo libro ha imparato anche a conoscere nuove parole, come ghiandaia, beduino, deserto, pappagallo, marinaio, capitano, capriolo, slitta, pettirosso, palloncino e così via.
La sua storia preferita è quella che si svolge in montagna sotto la neve. E' rimasta molto colpita dai disegni raffiguranti le montagne e adesso ogni volta che usciamo da casa le indico quelle vere che si vedono in lontananza, dicendole che laggiù vivono il cavallo e l'orsetto. Lei guarda con attenzione e la bocca aperta, come se li cercasse e si aspettasse di vederli apparire tra la neve che ne ricopre le cime.
Cerco di immaginare l'effetto che un libro del genere avrebbe fatto su di me bambina. Penso mi sarebbe piaciuto fantasticare sui paesaggi che vi sono raffigurati. Da piccola adoravo le immagini in cui si vedevano paesaggi con stradine, case, boschi, perchè mi immaginavo quei piccoli mondi e la vita che vi si svolgeva e avrei voluto potermici ritrovare dentro. Per questo mi facevano impazzire quei libri che contenevano una sorta di mappa dei luoghi in cui si svolgeva la storia, come nel caso del libro "Il vento tra i salici" di Kenneth Grahame.
Tornando a "Storie sotto il melo", ho cercato informazioni sull'autrice, che pare abbia anche realizzato altre storie con questi protagonisti, purtroppo non disponibili in italiano. Non sono riuscita a reperire altre notizie su di lei, anche perchè quasi tutto era in tedesco, che io, ahimé, non conosco...
Con questo post partecipo al Venerdì del libro.

domenica 9 dicembre 2012

L'occhio della pecora un anno fa ...

Più o meno un anno fa mi è capitato di vedere una cosa che, in quel preciso momento della mia vita, è stato determinante per le mie scelte. Forse era sotto le vacanze natalizie, comunque ricordo che faceva freddo. Stavo tornando a casa con la macchina, quando all'improvviso vidi una coda di auto davanti a me. Piano piano, a passo d'uomo si procedeva. Arrivata ad un incrocio, ecco il motivo del rallentamento. In mezzo alla strada, sdraiata su un fianco, c'era una pecora. Era stata investita da una macchina, ma era tutta intera. Un uomo era uscito dalla sua auto e stava usando il telefonino per chiamare qualcuno. La pecora era lì sola. Le macchine le passavano accanto incuranti. I conducenti un po' scocciati per il rallentamento. Intorno a lei un vuoto totale. Stava morendo ed era sola. Ad una persona non avremmo destinato lo stesso trattamento. Le saremmo stati vicino. Un sottile filo di sangue rosso cremisi le usciva dalla bocca. E poi l'occhio. Vidi il suo occhio. Il suo sguardo. Sgranato. Spaventato. Puntato verso il cielo. E sentii un dolore terribile. Quella sofferenza piena di solitudine. Quella morte che non importava a nessuno. In quel momento tante cose mi si collegarono nella mente. Pensieri che mi ronzavano da tempo nella testa. E decisi che non avrei più mangiato carne, perchè in quel momento pensai a tutti quegli animali che ogni giorno avevano negli occhi quello stesso sguardo per colpa nostra. Da allora è iniziato un percorso non facile, prima per farlo accettare a familiari ed amici (forse più per far accettare a me stessa il fatto di doverlo giustificare). Un percorso pieno di dubbi, non tanto su me stessa, ma sul comportamento da tenere nei confronti di mia figlia, per non imporle una mia scelta, per non farle rischiare carenze vere o presunte, per mediare con le scelte del mio compagno, che idealmente è d'accordo con me, ma adotta un'alimentazione che ancora include carne, anche se poca e da agricoltura biologica. Lui  teme che la privazione di questo alimento possa nuocere alla bambina e comunque ritiene che l'ideale sia limitarne il consumo il più possibile, mangiando però un po' di tutto.
E' un percorso che condiziona parecchio la vita e si entra in una spirale di pensieri da cui è difficile uscire. Perchè se è vero che una scelta del genere nasce dal desiderio di non far soffrire altri esseri viventi, nessuno può garantire che anche le piante non soffrano. Anzi, studi scientifici pare abbiano dimostrato il contrario, ovvero che le piante possano provare una sorta di emozioni. Come spesso mi dice il mio compagno quando sono afflitta da questi pensieri, il mio problema è che probabilmente non amo il modo in cui è concepito questo mondo, in cui, anche dietro la serenità del più meraviglioso ed idilliaco dei paesaggi, si nasconde sofferenza e lotta dura per la sopravvivenza.
Se la scelta vegana appare subito troppo estrema, leggendo ed approfondendo l'argomento, si comprendono molte delle ragioni di tale scelta, soprattutto per la triste sorte delle mucche da latte e delle galline ovaiole.
Casualmente, dopo un po' di mesi dall'inizio di questo cambiamento, una coppia di amici ha iniziato un percorso simile, diventando però presto praticamente vegana, piuttosto che vegetariana. Ho potuto così confrontarmi con loro su ricette ed alimenti sostitutivi. La dieta che ho dovuto seguire per un periodo mi ha portato a rimangiare il pesce, che avevo eliminato in precedenza. E ad oggi, mi ritrovo sempre combattuta su questo versante. Compro pesce pescato e non da allevamento, ma il problema non cambia. Inoltre ho sempre avuto problemi, prima ancora di questa scelta, proprio con i pesci, perchè ogni volta che entravo in pescheria e li vedevo sul bancone mi sentivo un po' angosciata dai loro sguardi liquidi che parevano scaturire ancora dalle profondità del mare, che ancora parevano conservare l'immagine di paesaggi sommersi a noi ignoti.
Il punto è che una volta che si fa il passo con la testa e con il cuore, poi non si riesce a tornare indietro. Se prima guardavo le mucche su un prato e pensavo: "Beh, tutto sommato fanno una bella vita, stanno all'aperto e in pace" (almeno per quelle che stanno qui nei dintorni), adesso quando le vedo, penso sempre che non sanno cosa le aspetta e che non trovo giusto riservare loro una fine così brutta.
Ho scoperto che il latte si può sostituire benissimo con quello di avena, soia, riso. Che burro e uova non sono così indispensabili nei biscotti e nelle torte. Che gli yogurt di soia sostituiscono bene quelli normali. Che il seitan è ottimo per preparare il ragù vegetale, cotolette, spezzatini, ecc. Idem la soia o il tofu (che poi è sempre soia). Ancora fatico ad abbandonare i formaggi, che sono sempre stati un mio grande amore, ma ci sto lavorando sopra. Sono sempre piena di dubbi su mia figlia. All'asilo non ho scelto per lei un menu differenziato, perchè volevo evitare problemi. Mi dico ogni volta che sceglierà lei come vorrà quando sarà cresciuta e che noi le insegneremo e spiegheremo come stanno le cose, per darle la possibilità di decidere da sola senza angosciarla. Ma non c'è una posizione che mi convinca completamente.
Il mio cammino è ancora in via di perfezionamento. Contrariamente agli amici di cui sopra, che hanno letto molto sull'argomento e visto filmati anche angoscianti sul web sul trattamento degli animali negli allevamenti, io non sono riuscita a leggere e vedere quasi niente. Non ne ho sentito la necessità ed ho voluto anche evitare a me stessa di starci troppo male. La bibliografia sull'argomento è ricca ed i personaggi famosi che hanno abbracciato questa scelta sono molti. Chi vuole può farsi una cultura sull'argomento. Da "Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?" di Jonathan Safran Foer a "Perchè sono vegetariana" di Margherita Hack, fino a "Il maiale che cantava alla luna. La vita emotiva degli animali da fattoria" di Jeffrey Moussaieff Masson e così via.
Sono incredibili le incongruenze presenti soprattutto nei libri per bambini (vedi soprattutto quelli incentrati proprio sulla allegra fattoria), ma in generale un po' dappertutto (ricordo ad esempio lo slogan su un sacchetto di un noto fast food: "Fiero di essere un vero pollo!"). Ci si rende conto che esistono animali di serie A ed animali di serie B. Animali che teniamo in casa e per cui saremmo disposti a rinunciare a tante cose ed animali che facciamo nascere e vivere solo per essere uccisi e consumati.
Ho intrapreso un percorso pieno di contraddizioni, errori, aggiustamenti, senza la volontà di fare la morale a nessuno, forse solo a me stessa, tendendo in una direzione.
Da tanto ne volevo parlare, ma è un argomento su cui fatico ad esternare la mia posizione, perchè la nostra vita è così impregnata da un certo modo di vedere le cose, che una posizione differente può apparire strana, estremista, troppo eccentrica, non equilibrata. Io non so se ciò sia vero o meno, ma so che ormai non posso fare a meno di seguire questa strada, cercando sempre equilibrio e tentando di limitare i danni, qualunque essi siano, cercando di non essere mai essere estrema e adattandomi alle situazioni. Non mi sarei mai aspettata da me una tale scelta, ma, a ben pensarci, ce l'avevo scritta dentro, dal momento che fin da piccola mi ritrovavo a salvare anche formiche ed insetti, pipistrelli e vermi. In famiglia non siamo mai stati dei gran mangiatori di carne. I miei genitori venivano da famiglie di contadini. Mio padre pascolava le mucche da bambino e di certo gli allevamenti all'epoca non erano quelli intensivi di oggi. Mio nonno materno non riusciva ad uccidere i maiali e le galline perchè aveva dato loro un nome e ci si era affezionato. Ho sempre visto mio nonno un po' come un San Francesco, che nell'orto riempiva i fusti dell'acqua fino all'orlo per far sì che gli uccellini avessero sempre da bere.Tutta la mia famiglia ha sempre amato molto gli animali.  Forse non poteva che finire così per me.
Sarebbero tantissime le cose da dire e vorrei tornarne a parlare, perchè i motivi di una tale scelta sono vasti ed abbracciano vari versanti ed ordini di idee e le riflessioni che ne scaturiscono sono moltissime. Non ultime quelle che riguardano lo sviluppo e la storia del genere umano, che è stato strettamente connesso allo sfruttamento degli altri esseri viventi. Cosa saremmo diventati se avessimo fin dall'inizio vissuto in modo diverso? Ci saremmo già estinti? Che mondo ci sarebbe oggi?
Per il momento mi limito a concludere con una frase di un sopravvissuto di Hiroshima con cui Elsa Morante aveva voluto aprire la quarta di copertina del suo "La Storia" (come riportato nel testo "I migliori anni della nostra vita di Ernesto Ferrero, di cui ho parlato qui):
"Non c'è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie che non sanno il perchè della loro morte".
Ecco, io credo che questa frase parli da sé ed abbia un valore non solo per il mondo umano, ma a livello universale.

Nota: la foto della pecora è presa da qui.

martedì 30 ottobre 2012

The House in the Woods

Photo: Fagerström & Willamo
Da sempre ho una passione per le case abbandonate. Forse più di una passione. L'immagine di una casa ormai abbandonata mi risuona dentro da molti anni e ha giocato un suo ruolo all'inizio della storia con il mio compagno. Ho scritto varie volte storie che ruotavano attorno a case abbandonate. Ne ho visitate alcune, scattando mille foto per cercare - invano - di riportare a casa le impalpabili sensazioni che quelle stanze vuote mi suscitavano. Ho avuto modo di vedere fabbriche in disuso ed anche un incredibilmente suggestivo albergo abbandonato (altre fissazioni nelle mie storie).
Non a caso, durante l'adolescenza, amavo (ed amo) La casa dei doganieri di Montale ed ho adorato le pagine di Gita al faro in cui la Woolf parla del vento che si insinua nella casa e la visita, esplorandone gli angoli più reconditi.
Photo: Fagerström & Willamo
Amo la natura che si impossessa dei luoghi abbandonati, trasfigurandoli e mutandoli in una creazione che non è più solo umana. Fin da piccola rimasi colpita dai rovi che avviluppavano il castello della Bella Addormentata, come pure dalle stanze dimenticate di ville e castelli invase dalle piante di qualche romanzo e film per bambini.
Così come ho un debole per le case abbandonate, ne ho un altro per gli animali del bosco e per i Paesi Nordici.
Photo: Fagerström & Willamo
L'altro giorno - in un raro momento di pace - mi è capitato di imbattermi in una felicissima combinazione di tutto ciò leggendo questo articolo, in cui si parla di un fotografo finlandese, Kai Fagerström, che ha esplorato alcune case abbandonate a Suomusjärvi, nella campagna finlandese, scoprendovi un grande fermento di vita, dal momento che tassi, volpi, civette e altri abitanti del bosco le avevano elette a loro dimora. Fagerström, pazientemente, nell'arco di 10 anni, ha realizzato numerosi scatti (insieme a Heikki Willamo, autore di libri per bambini e fotografo) che ritraggono i nuovi abitanti che si aggirano per le stanze e l'effetto è assolutamente incantevole e suggestivo. Dalle fotografie si coglie il silenzio e i fruscii furtivi, l'atmosfera rallentata, sospesa di quegli ambienti e le immagini sembrano scaturite da un libro illustrato per bambini.
Sul web sono visibili poche foto, ma è stato pubblicato un libro, The House in the Woods, che raccoglie le foto del progetto accompagnate da testi di Heikki Willamo e da poesie di Risto Rasa e che è acquistabile qui, sul sito del Natural History Museum. Fagerström, per questo suo lavoro, nel 2010 ha vinto il Wildlife Photojournalist Award. Direi che se lo è proprio meritato ed ho deciso che il suo libro sarà il mio autoregalo per Natale.
Photo: Fagerström & Willamo
Nel sito di Fagerström si possono vedere alcune altre foto del progetto, mentre in questo articolo del sito Books from Finland (sito che ho sbirciato al volo, ma su cui voglio tornare perchè l'ho trovato interessante) si può leggere un estratto del libro.

venerdì 27 luglio 2012

Riassunto delle puntate (e dei libri) precedenti

Sono stata a lungo assente dalla blogosfera a causa degli impegni e della testa persa dietro altre cose e pensieri. In questo periodo qualche volta ho pensato di scrivere comunque qualcosa, ma poi non ci riuscivo, lo sentivo come un ulteriore impegno, quasi un peso e quindi ho deciso di rimandare a quando le acque fossero tornate un po' più placide e tranquille.
E' stato un periodo intenso, ma bello, ricco di riflessioni, a volte anche un po' dolorose, di nuove amicizie, di progressi della mia bambina.
Sostanzialmente ad aprile e maggio sono stata a scuola per il tirocinio e ho dovuto frequentare il corso per l'abilitazione come insegnante di sostegno e così ho passato parecchio tempo a scuola e all'università. Nonostante sia stato impegnativo, mi ha dato modo di stringere nuove amicizie e di avere delle ore per me. Ho avuto modo di frequentare così le lezioni di un docente che apprezzo davvero molto professionalmente, ma soprattutto umanamente. Credo sia una delle poche, anzi, direi l'unica volta che ho incontrato un professore universitario capace di trasmettere non solo conoscenze, ma anche strumenti per riflettere ed arricchirsi e, soprattutto, valori, con passione e sincerità, mettendosi in gioco in prima persona. Durante le sue lezioni ho così dovuto affrontare il rapporto che ho io, con il mio sguardo tra virgolette "normale", con la disabilità e ne è scaturita una riflessione alquanto contrastata e problematica.
Il professore ci ha suggerito di scrivere alcune righe sul nostro primo incontro con la disabilità ed è ciò che farò in questi giorni di pausa.
Ho letto un testo che consiglio, La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà di Matteo Schianchi anche se indubbiamente non è proprio una lettura da spiaggia, perchè è una riflessione lucida sulla disabilità, oltre i pregiudizi e i pietismi - una forma di esclusione ancora più subdola -, oltre le immagini patinate della disabilità spesso propinate da giornali e televisioni, che mette di fronte al fatto che l'emarginazione dei disabili deriva non solo dalle menomazioni, ma dallo sguardo stesso sulla disabilità. Ne ripercorre la storia per sommi capi, ne delinea le prospettive future imbevute di una tecnologia che potrebbe abbattere le barriere, soprattutto quelle culturali e mette in luce come, oggi più che mai, anche se non sembra, la disabilità riguardi tutti.
Oltre ai testi universitari, in questi mesi sono riuscita anche a leggere alcuni libri. Mi alzavo sempre alle 6, in modo da avere qualche momento per me prima del risveglio della mia bambina ed il momento della colazione era quello più speciale della giornata. Seduta al tavolo, nel silenzio, con la finestra aperta ai suoni del mattino, leggevo mentre mangiavo e sorseggiavo la mia colazione. Dopo potevano pure subentrare caos e impegni, ma quei momenti di sospensione mi avevano caricato al punto giusto. Tanto che continuo a farlo. In questo modo (e sfruttando qualche pausa toilette - lo ammetto), sono riuscita nell'impresa di finire Anna Karenina di Tolstoj e poi mi sono rilassata con La pista di sabbia e L'età del dubbio di Camilleri, che riesce sempre a trasmettermi un'intelligente e sana leggerezza. Le storie di Montalbano scorrono via come acqua, è come già conoscerle un po' tutte, ma proprio per questo mi fa piacere leggerle, è come andare a trovare un amico e farsi raccontare che ha fatto di bello in quel periodo.
Un'altra lettura piacevole, anche se un po' deludente nella seconda parte, è stata La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs. La prima parte è piuttosto coinvolgente e misteriosa ed il libro è corredato di curiose e affascinanti foto d'epoca, alcune vagamente inquietanti, e la storia scaturisce proprio da queste fotografie, che ritraggono bambini "strani", apparentemente dotati di poteri sovrannaturali, che il protagonista eredita dal nonno, un uomo eccentrico che da bambino, durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire dalla furia nazista, era stato portato in un istituto su un'isola sperduta. La seconda parte, almeno per i miei gusti, diventa meno coinvolgente e meno d'atmosfera, trasformandosi quasi in un episodio fantasy.
Ho recuperato poi una lettura che mi è mancata nell'adolescenza. Tra i vari romanzi di formazione, che comunque mi piacciono molto, mi ero persa Il giovane Holden di Salinger, ma il mercatino dell'usato e lo stracciatissimo prezzo di 1 euro e mezzo, hanno posto rimedio alla mancanza. Mi sono resa conto che l'averlo letto ora e non "a suo tempo", ne ha guastato un po' l'effetto, ma sono ugualmente contenta di averlo letto. L'immagine del catcher in the rye, di colui che afferra i bambini che giocano in un campo di segale un attimo prima che cadano nel burrone (nata da una storpiatura che il protagonista fa di un verso di una poesia di Burns, Comin' Through the Rye), mi ha colpito molto (tra l'altro era stata menzionata dal professore di cui sopra durante una delle sue lezioni).

Infine Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon. Molti sono rimasti delusi aspettandosi un vero e proprio giallo dopo averne letto titolo e trama. In realtà non si tratta esattamente di un giallo e, comunque, ciò che è interessante non è tanto la storia in sé, ma la voce del protagonista, un quindicenne con Sindrome di Asperger (per alcuni una forma di autismo, per altri una vera e propria sindrome a sé stante), che ci mostra un modo di pensare e di agire completamente diverso da quello cui siamo abituati e che compie una sorta di viaggio di formazione tutto particolare.
Adesso mi sto cimentando con Forte movimento di Jonathan Franzen, che, per il momento, mi convince solo parzialmente.
Per quanto riguarda vita, casa, bambina, in questo periodo mia figlia è stata un'esplosione di cose nuove e di progressi. Da quando ha compiuto un anno ha incominciato a crescere molto in fretta ed è sempre più divertente vederla agire e muoversi. Sta manifestando una vera passione per i libri che sfoglia e risfoglia durante il giorno ed ogni sera, prima di andare a dormire, da più di due mesi, vuole che le legga una storia, Piccolo riccio non vuole dormire di Maria Loretta Giraldo. Gli altri due libri che le piacciono molto sono Il gabbiano Gaetano di Paola Coppini e Le avventure di Winnie Pooh (scambiato su Zero Relativo con una pasta lenitiva Chicco). Il primo è stato un must dei dopocena soprattutto ad aprile e maggio, mentre ormai Winnie Pooh imperversa nel resto della giornata, in particolare nel tardo pomeriggio, quando torna il papà che si cimenta in una narrazione animata. Tutti e tre mi hanno colpito soprattutto per le illustrazioni e questi sono i suggerimenti della mia piccola per quest'estate.
Diciamo che ormai Piccolo riccio (che lei chiama Dou) per me è quasi un incubo, però è bello vedere come le piaccia riascoltare la storia, indicare e trovare tutti gli animali che vi sono raffigurati. Inoltre una circostanza fortunata ha reso il riccio l'animale protagonista di questa nostra estate.
Una sera avevo trovato un grosso riccio proprio dentro il nostro giardino, vicino al cancello e successivamente, al rientro da una passeggiata con il mio cane, ho sentito sgranocchiare ruomorosamente sotto il pesco e ho così scoperto che il grosso riccio è un visitatore abituale che non ha paura di niente. Mentre noi stavamo ad osservarlo, lui si è avvicinato al sacco di crocchette del cane per annusarlo. Pochi giorni dopo una nuova sorpresa. In giardino c'era anche un cucciolo di riccio, che la mia bimba ha iniziato subito ad additare dicendo "Dou!".
In questo momento il giardino è un caos, in particolare l'orto è un groviglio di pomodori, zucchine, rucola e campanule, ma si è arricchito, in ritardo, di ben 21 girasoli nati per caso, non si sa bene come, in un vaso portato da mia mamma e contenente un piccolo albero di giuggiole.
Con questo post un po' divagante partecipo anche al Venerdì del Libro.

lunedì 27 febbraio 2012

Riflessioni sparse, cose da ricordare, gli animali e la campagna antivivisezione

Da più di una settimana sono assente da questo mio spazio. Sono stata impegnata con una sessione di esami molto ravvicinati tra loro ed il tempo non dedicato allo studio o al lavoro era riservato alla mia famiglia.
Questa sera mi sono lasciata trasportare da una piacevolissima sensazione di benessere guardando la mia bimba che giocava sul divano accanto a me, sfogliando e risfogliando le pagine di un libro cartonato che le è stato regalato. Fuori soffiava un vento freddo e teso, che aveva reso l'aria tersa e piena di luci che brillavano in lontananza. Mentre me ne stavo così, ferma, ascoltando in sottofondo alcune canzoni dei Kings of Convenience, ho ripensato a questi giorni e ad alcune cose che voglio ricordare, positive o negative che siano.

1) Un professore universitario che non avevo mai visto. Dietro la cattedra con altre due docenti, questo tizio, non il titolare, era l'unico ad interrogare. Avete presente la classica immagine del professore di un austero college inglese? Ecco, era lui. Di corporatura pesante, vestito con un completo marrone, capelli bianchi, guance a bisaccia un po' cascanti, gli occhi liquidi dal colore indefinibile, che si intravedono dietro le lenti degli occhiali, che parla e ti interroga senza guardarti in faccia e che ti fa sentire terribilmente ignorante ed inadeguata solo con la sua presenza. Sì, proprio lui. Ecco, io ho saputo subito che sarei finita sotto le sue grinfie. E così è stato. Eppure, quando mi sono seduta a fianco a lui e mi ha chiesto di parlargli del libro che avevo scelto (quello di cui ho parlato nel mio post precedente, "Siamo quello che leggiamo" di Aidan Chambers) e se e perchè mi era piaciuto, io, non so perchè, ma ho incominciato proprio a dirgli quello che ho scritto nel post di cui sopra, ovvero a raccontare della mia esperienza al liceo e del perchè ritenevo la lettura importante per me, per poi spiegare gli argomenti trattati nel libro. Dopo aver lievemente inarcato il sopracciglio sinistro, il professore mi ha lasciato parlare ed io ho parlato a fiume a lungo. Mi ha solo interrotto due volte per chiedermi di collegare i temi di quel testo agli altri che rientravano nel programma e poi per liquidarmi con lo statino firmato ed un 30 e lode. Voglio ricordare tutto questo, non per il voto in sé, ma perchè questa è stata forse l'unica volta in cui ho potuto parlare in questo modo ad un esame, spiegando, argomentando e riflettendo e collegandolo alla mia vita. E voglio anche ricordarlo per questa figura di professore, così diversa da come mi aspettavo ed al tempo stesso così tipica, così rispondente a quella che si è costruita nel mio immaginario attraverso film e libri.

2) Il sole che intarsia i rami degli alberi e che bagna la mia testa, mentre me ne sto seduta a gambe incrociate sui gradoni di marmo nel cortile dell'università, in attesa del prossimo esame. Mi sono resa conto che in quel momento ero concentrata su me stessa e non su di me come mamma della mia bambina. E' stato come tornare a tanti mesi fa, quando ancora lei non c'era ancora. Ero solo io e basta.

3) La sensazione di gioia nel rivedere mia figlia dopo più di 8 ore che ero fuori casa e nel sentire che mi si avvinghiava forte al collo ridendo, mentre io la prendevo in braccio e la stringevo a me.

4) Il profumo delle mimose che invadeva l'aria vicino al lago mentre passeggiavo con la mia bimba nella fascia. Ho provato a guardare da dove venisse il profumo, ma credo che le mimose fossero nascoste dietro qualche cancello o qualche altra pianta più alta dei giardini vicino al lago. E' come se quel profumo mi avesse invaso le cellule, con il suo preannuncio di primavera, e mi avesse trasmesso un'energia che fremeva tutto intorno a me, pronta ad esplodere.

5) La quiete che è scesa su di me mentre guardavo la mia bimba giocare da sola con il suo libro, mentre il mio corpo era sprofondato nel divano, abbandonato ad un prezioso momento di pace.

6) Una colazione al bar di fronte al lago (quello dove prendo sempre una fantastica girella alla cannella) con un amico che non vedevamo da un secolo e con la sua nuova ragazza (molto simpatica, finalmente!). Non aveva ancora visto mia figlia ed è stato strano incontrarsi di nuovo con lei in braccio che lo scrutava con i suoi occhi seri ed indagatori, fino a quando non ha preso confidenza e gli ha sorriso.

Detto tutto questo, passo alle cose spiacevoli.

1) Di nuovo un professore universitario, ma questa volta un esempio negativo di docente. In ritardo di tre quarti d'ora all'esame (ma di solito ne fa molto di più, da quello che ho saputo in giro), non ha chiesto scusa e ha fatto distribuire i fogli per il compito scritto da un'assistente. L'aula era piena di studenti e molto vasta, quindi il tempo necessario per l'operazione era notevole. Il professore, senza aspettare, ha detto che avevamo trenta minuti da quel momento. Abbiamo allora detto di aspettare almeno che l'assistente finisse di distribuire a tutti i fogli ed il professore ha detto: "Vi avrei lasciato due o tre minuti in più alla fine, ma visto che dite così, non ve li concederò, così la prossima volta imparate a starvene zitti". L'episodio credo si commenti da solo. Mi intristisce solo il fatto che siano sempre troppi gli individui che approfittano della loro piccolissima dose di potere per esercitarlo in maniera non solo impropria, ma inutile e dannosa per la loro immagine che vorrebbero con tali atti così fortemente affermare.

2) Mentre me ne stavo beatamente sul divano con la bimba, ho letto un po' di notizie su internet ed ho purtroppo appreso che stanno arrivando in Italia 900 macachi destinati alla vivisezione. La cosa ha suscitato indignazione e proteste, cui sono seguite mobilitazioni. Qui e qui potete leggere i dettagli - tremendi -  del caso. Questa notizia mi ha stretto lo stomaco e mi ha fatto stare veramente male, dileguando la sensazione di benessere di cui parlavo. Mi sono così ritrovata a tavola a parlare con il mio compagno di questo argomento, per poi andare a toccare con lui tutta un'altra serie di cose altrettanto terribili. Mi sconvolge pensare come dietro la porta della nostra esistenza protetta, fortunata, vi siano moltissime realtà di dolore e di tragedia (ovviamente non mi riferisco solo agli animali) e che queste siano create essenzialmente da denaro e potere, in tutte le loro sfumature e gradazioni. La mia vita è così felice e fatta di cose belle, ma là fuori c'è così tanto dolore, sparso in tutto il mondo, che stupisce come non lo si possa sentire con le orecchie, con la pelle, con il cuore. Questa sera allora penso anche a tutto questo dolore ed in particolare mi fermo a riflettere su quello di tutti questi animali. Penso all'angoscia, alla paura, al male che possono sentire, senza poterselo spiegare, mentre vengono vivisezionati in maniere atroci. E penso anche che noi uomini siamo come una malattia per questo pianeta e che forse tutto questo un giorno finirà, quando magari il pianeta reagirà contro di noi come i nostri anticorpi reagiscono contro i virus di un'influenza.

Inoltre, a proposito di macachi, se qualcuno avesse dubbi sul fatto cheabbiano coscienza di se stessi, potete leggervi questo articolo in cui si parla di una ricerca scientifica che ha mostrato che i macachi hanno consapevolezza delle proprie azioni. E' da questo articolo che ho preso la foto del macaco presente in questo post.
Sempre a proposito di questo, proprio qualche giorno fa, ho avuto modo di ricordare una mia visita al giardino zoologico (ovvero lo zoo - mi spiace, non voglio essere estrema, ma gli zoo non mi hanno mai entusiasmato molto, perchè ho sempre pensato con angoscia a come mi sarei sentita io ad essere al posto degli animali) per studiare come era stata effettuata la ricostruzione degli habitat, durante la quale rimasi molto impressionata dalle reazioni di una delle scimmie. Mentre le altre, al nostro avvicinarci, si erano allontanate, una, un maschio per la precisione, aveva iniziato a lanciarsi più e più volte verso il vetro che ci separava, colpendolo forte con i piedi ed urlando di rabbia. Era evidentissimo il messaggio, non aveva certo bisogno di interpretazioni e mi addolorò molto, facendomi provare vergogna e pena.

Colgo l'occasione per ricordare che nei giorni 17-18 e 24-25 marzo ci sarà una campagna di raccolta firme organizzata dalla LAV per chiedere a Governo e Parlamento emendamenti rigorosi nel recepimento della Direttiva 2010/63UE sulla vivisezione. Qui trovate tutte le informazioni.

Chiudo questo lunghissimo post con un altro degli aforismi tratto da "Aforismi sulla radice degli ortaggi", di cui avevo già parlato qui.
"Lasciamo un po' di cibo ai topi, non accendiamo lumi affinché le farfalle non vengano a morirvi". E' perchè gli antichi hanno formulato simili pensieri che meritiamo di vivere e di donare la vita. Altrimenti non saremmo che forme umane modellate con la terra o scolpite nel legno.

giovedì 26 gennaio 2012

Il volo del calabrone

Oggi mi sono imbattuta in una frase che avevo già sentito tempo fa, ma che la mia mente aveva accantonato in un angolo sperduto:
"Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare". [Igor Sikorsky]
La frase mi ha colpito, complice anche il fatto di essermi accorta di riuscire a navigare in Internet nonostante la mia pennetta mi dicesse, con un sinistro e frenetico lampeggiare, che in realtà non c'era connessione (cosa che continua a fare anche in questo momento).
Sono andata allora a fare qualche breve ricerca, esaltata dall'idea che basti credere nelle cose per farle accadere, e ho scoperto chi era l'autore della frase, ovvero un ingegnere russo che progettò il primo elicottero prodotto in serie, fino ad incontrare la spiegazione scientifica di quella che sembra essere una leggenda.

Eppure pare che la spiegazione non sia completa e che il paradosso del calabrone sussista.
Voglio sperare che sia così, che esistano cose che si possano fare grazie alla volontà.
Voglio pensare di poter essere come il calabrone...

N.B.: La foto non è mia ed è tratta da questo sito. Si tratta di una Xylocopa violacea, l'Ape legnaiola che viene di solito chiamata erroneamente calabrone, un insetto molto bello e non aggressivo, come si può leggere anche qui. Una bellissima foto della Xylocopa violacea si trova qui.

martedì 17 gennaio 2012

Tracce di felicità

Oggi avrei voluto sfogare un po' delle mie paranoie da neomamma, coltivate sapientemente in questi giorni e dovute principalmente ad un'influenza intestinale della piccola durata veramente troppo a lungo, cui sono seguiti miei errori nella sua alimentazione, culminate nella telefonata al pediatra che mi ha illuminato su tali errori e finite con un pianto un po' patetico (forse a causa della stanchezza?). Poi ho letto questo post di Acasaconlamamma sulla disabilità e mi sono sentita ancora più patetica. Ho realizzato quanto i miei problemi fossero minuscoli e quanto fosse inutile lamentarsi.
In questo momento non mi sento di affrontare tematiche così profonde, perciò mi limito solo a lasciare traccia della nostra micro-passeggiata di domenica nei campi davanti casa, non per dimenticare il tema della disabilità, ma per concentrarmi sulle cose belle della mia vita, per apprezzarle di più e per non dimenticarle.
Vengo quindi alla passeggiata di domenica scorsa. Dal momento che, anche stando in casa, la piccola continuava comunque ad avere i suoi alti e bassi influenzali, abbiamo deciso di metterle lo "scafandro" - come chiamiamo il supertutone imbottito per l'inverno - e di fare una passeggiata nei campi e nelle colline di fronte a casa, con il nostro cane (in realtà è una femmina...) e la nostra gatta (che ci accompagna anche in mezzo al bosco...è impossibile seminarla quando usciamo per una passeggiata qui intorno).
Quando passeggio in campagna o nel bosco, mi diverte sempre curiosare per terra alla ricerca di tracce degli animali selvatici. Spesso si trovano impronte di istrici, tassi, cinghiali, con relativi, aculei, peli ed escrementi. Per me è davvero emozionante mettermi a seguire queste tracce e provare ad immaginare questi animali che si muovono lontani da sguardi indiscreti, magari nel buio della notte invernale.
Anche in questa occasione le tracce non si sono fatte attendere. Sul margine di un campo ho trovato varie impronte - credo di istrice - con qualche aculeo ed escrementi.
Penso spesso a quanto sarà divertente cercarle con la nostra piccola. Credo sia un tipo di attività che possa divertire molto i bambini e che sia anche molto utile per far capire loro l'importanza dell'ambiente e della biodiversità. Può essere uno spunto per parlare di ecologia in senso più ampio, oppure per approfondire l'argomento degli animali selvatici, cosa mangiano, cosa fanno, dove vivono e così via.
Poi si può divagare con la fantasia ed inventare mille avventure e storie con protagonisti questi animali, per finire con disegni ed altre attività, come fare il calco dell'impronta, fare foto degli escrementi e delle impronte per confrontarli.
Continuando la passeggiata ho trovato anche altre tracce, ma non sono riuscita a capire se di istrice o di tasso. Si trattava comunque di una lunga fila di impronte che conducevano ad una macchia, da cui si sentivano provenire dei rumori.
Forse un istrice o un tasso hanno la loro tana da quelle parti.

Nel frattempo, mentre io continuavo con la mia serie infinta di fotografie, la piccola si era beatamente addormentata nel marsupio che portava il papà e così non ha potuto vedere la bellezza di questi campi e di queste colline, che spero conoscerà molto bene quando crescerà.
Mi sento davvero fortunata per avere la possibilità di vivere in un posto del genere, così vicino alla natura, che mi permette di vivere più profondamente le stagioni, di cogliere i piccoli cambiamenti nei colori della terra e delle piante, nell'aria, nel cielo.

 In realtà non è molto distante dal paese, ma in ogni caso è lontano dalle comodità e, purtroppo, bisogna prendere la macchina per spostarsi, però sono felice della scelta che abbiamo fatto e amo profondamente il luogo in cui viviamo.
Anche se in futuro con la piccola ci saranno probabilmente problemi logistici (scuola ed altro) e magari quando crescerà vorrà stare più vicina alla città, io spero che questo posto le rimanga dentro e l'accompagni, in un angolo della mente, nella sua vita adulta.