giovedì 24 gennaio 2013

A volte ritornano...e più di un ringraziamento

Sono passati vari giorni dall'ultimo post e me ne rammarico. Per tutti i post che giaccioni pazienti in attesa di essere completati, per quelli che sono mollemente a riposo in qualche angolo della mia testa, per tutte le occasioni mancate di poter scrivere e per essere subito venuta meno ai propositi di inizio anno.
Qui, però, come sempre la situazione si è complicata. Io sono quasi senza voce, la mia bimba di nuovo a casa dall'asilo e poi l'ultima novità: il mio cane femmina, Moony, evidentemente seguendo le orme del suo amico ormai scomparso, Roy, ha il diabete. Come già era successo con l'altro nostro cane, è iniziato l'iter di visite, curve glicemiche, ecografie e iniziezioni di insulina due volte al giorno.
In tutto ciò, mi sono stati accorciati i tempi di consegna di parte della mia relazione finale per il conseguimento della nuova laurea per insegnare alle elementari, ahimé proprio grazie al fatto che il lavoro già consegnato si è rivelato "di qualità". Non so se esserne lieta oppure no. Questo, in ogni caso, ha complicato le cose, perchè in pochissimo tempo sono costretta a trovare materiali per il progetto didattico.
A tal proposito colgo l'occasione per ringraziare qui, pubblicamente, Cì (IlMondodiCì), a cui mi sono rivolta per consigli in merito ad alcuni testi in inglese per bambini e che mi ha donato una miniera di link e suggerimenti preziosi. Grazie davvero di cuore!
Una volta ripresa l'abitudine con le iniezioni giornaliere al cane, trovata una soluzione per la mia relazione e debellati tosse e raffreddore, spero di ritornare a perseguire i miei propositi in merito al blog ed alla scrittura in generale.
Nel frattempo, nei ritagli di tempo, mi dedico estasiata e con totale abbandono alla lettura di "Suite francese" di Irène Némirovsky.
Aggiornamento dei ringraziamenti: un grazie di cuore anche a Simonetta (LaSolitaMamma) per i consigli e un altro infinito grazie anche a Monica (UnconventionalMom) per i link, i suggerimenti, l'elenco delle festività!!

venerdì 11 gennaio 2013

Storie sotto il melo

"Storie sotto il melo" di Sigrid Heuck è la lettura che ci accompagna alla sera da un po' di tempo (un paio di mesi...) a questa parte. Lo comprai nel 2008 ed allora non era destinato a mia figlia. Faceva parte di una serie di bellissimi libri della collana Einaudi Ragazzi, che avevo trovato a un prezzo molto basso su una bancarella e che avevo comprato con l'intenzione di regalarli per Natale alla classe che avevo all'epoca. Alla fine, anche se con un po' di rammarico, ritenni più opportuno evitare di fare quel dono e così i libri rimasero a me. All'epoca ancora non sapevo che avrei avuto una figlia e, in verità, neppure ci pensavo, ma, in fondo, anche in quel momento mi ritrovai a pensare che di sicuro in futuro mi sarebbero tornati utili.
Il libro raccoglie tre storie che vede protagonisti un cavallo e un orsetto, che vivono in una casetta nel bosco, vicino ad un albero di mele. Molte parole sono sostituite dalle immagini, quasi fosse un rebus, e altre illustrazioni dai colori luminosi riempiono le pagine non dedicate alla narrazione. I disegni sono semplici nelle forme, ma ricchi di dettagli. E' consigliato dai 5 anni, ma io mi sto davvero divertendo a leggerlo con la mia bimba di 20 mesi, perchè le leggo la storia e lei la completa dicendo le parole che sono sostituite dalle immagini. E' un libro che adora e che chiama "il bosco". Spesso durante il giorno la sento raccontare le avventure del cavallo e dell'orsetto.
Grazie a questo libro ha imparato anche a conoscere nuove parole, come ghiandaia, beduino, deserto, pappagallo, marinaio, capitano, capriolo, slitta, pettirosso, palloncino e così via.
La sua storia preferita è quella che si svolge in montagna sotto la neve. E' rimasta molto colpita dai disegni raffiguranti le montagne e adesso ogni volta che usciamo da casa le indico quelle vere che si vedono in lontananza, dicendole che laggiù vivono il cavallo e l'orsetto. Lei guarda con attenzione e la bocca aperta, come se li cercasse e si aspettasse di vederli apparire tra la neve che ne ricopre le cime.
Cerco di immaginare l'effetto che un libro del genere avrebbe fatto su di me bambina. Penso mi sarebbe piaciuto fantasticare sui paesaggi che vi sono raffigurati. Da piccola adoravo le immagini in cui si vedevano paesaggi con stradine, case, boschi, perchè mi immaginavo quei piccoli mondi e la vita che vi si svolgeva e avrei voluto potermici ritrovare dentro. Per questo mi facevano impazzire quei libri che contenevano una sorta di mappa dei luoghi in cui si svolgeva la storia, come nel caso del libro "Il vento tra i salici" di Kenneth Grahame.
Tornando a "Storie sotto il melo", ho cercato informazioni sull'autrice, che pare abbia anche realizzato altre storie con questi protagonisti, purtroppo non disponibili in italiano. Non sono riuscita a reperire altre notizie su di lei, anche perchè quasi tutto era in tedesco, che io, ahimé, non conosco...
Con questo post partecipo al Venerdì del libro.

giovedì 10 gennaio 2013

Ape impazzita

Sarà la giornata. Sarò io. Non saprei dirlo. So solo che oggi sono inquieta, nervosa, elettrica. La solita ape impazzita. Non riesco a trovare pace. Non riesco a concludere niente. Banalizzo ogni mio atto e gesto. Trovo vana la metà delle cose che faccio. Il tempo mi sfugge tra le dita. Quando il mio umore è di questo tipo, solitamente preferisco non scrivere sul blog. O, meglio, non ci riesco.
Soltanto che poi mi è capitato di leggere questo post di ToWriteDown e ho deciso di scrivere due righe per ricordare comunque questo momento. Le parole di questo post mi hanno suscitato ricordi e sensazioni in parte sepolti nella mia testa.
Grazia, nel citato post, scrive:
"Restare nel momento in cui si è diventa l’unico modo sicuro di vivere: se poi lo si divide con qualcuno, con molti qualcuno, diventa più facile arrivare al momento successivo."
Oggi è un giorno che mi pesa un po' sul cuore e nella mente.Condivido allora questo momento.
Sarà forse perchè ormai la giornata volge - finalmente - al termine o forse perchè, esternando e condividendo, non solo diviene più semplice arrivare al momento successivo, ma anche si riescono ad inquadrare le cose in modo differente, a poco a poco mi sento più leggera, il cuore sembra fare un po' meno male e la testa ritorna ad essere un'ape tranquilla posata su un fiore.

mercoledì 9 gennaio 2013

Mansfield Park e il classico dell'inverno

L'altro giorno ho terminato la piacevolissima lettura di "Mansfield Park" di Jane Austen, apprezzandone, come di consueto con le sue opere, la scorrevolezza, l'acume, il dipanarsi perfetto della storia, simile al cadere dei pezzi del domino messi in fila. Jane Austen mi trasmette serenità, riempie la mia mente di un tempo e di un luogo che non esistono più e le sue opere si accordano armoniosamente al silenzio dell'inverno che invade la campagna fuori dalla mia finestra. Di lei mi colpisce sempre la modernità disarmante di certe frasi e situazioni, come pure di certi tipi umani che, nonostante il trascorrere dei secoli, sembrano essere sempre lì, annidati nel solco delle nostre esistenze. In questo romanzo vi è un'eroina protagonista, ma non emerge sugli altri, perchè la storia è corale, è un continuo entrare ed uscire di scena di vari personaggi, simile allo svolgersi di una piéce teatrale (il teatro è un tema presente anche all'interno della vicenda). Ed inizialmente non ho simpatizzato molto con questo personaggio: Fanny, così umile, ritirata, sempre pronta ad esaudire i desideri altrui, dimentica di se stessa, quasi dovesse scusarsi di esistere. Pur ritrovandovi qualche tratto della mia accondiscendenza verso il prossimo, più volte avrei voluto spronarla a reagire, a comportarsi in maniera diversa, ad essere portatrice di diversi valori e comportamenti. Una sensazione che in qualche modo mi aveva già accompagnato quando avevo letto "La Storia" di Elsa Morante (un libro che ho molto amato) e mi arrabbiavo ciecamente con Ida, per il suo fluire negli eventi senza riuscire a porre mai resistenza, senza affermarsi mai come individuo, con la sua volontà. Ma questa è, appunto, un'altra storia...
Tornando a "Mansfield Park", quanta cinica "modernità" in questa frase:
"...Una giovane, se fidanzata, è sempre più attraente di una che non lo è. E' soddisfatta di sé. Non ha più preoccupazioni per l'avvenire, sa di poter esercitare tutte le sue seduzioni senza destare sospetti. Con una donna già impegnata non si corrono rischi; non si causano danni."
O in questa (oggi da applicarsi al cinema?):
"Fortunatamente per lui l'amore del teatro è così generalizzato, e la smania di recitare è così forte nella gioventù, che le sue chicchiere non riuscivano ad attenuare l'interesse degli ascoltatori."
La Austen profonde qua e là la sua caustica ironia e guarda ai suoi personaggi con occhio tagliente e senza troppa indulgenza, mettendone in luce le ombre nascoste in un modo eccelso. Mi hanno fatto sorridere più di una volta le parole di Lady Bertram, capaci di rivelarne tutta la stupida indolenza, o quelle di Mrs Norris, tutte un affaccendarsi inutile, petulante, rivelatore di meschini interessi personali.
La mia riconciliazione con Fanny è avvenuta nella descrizione della stanza ad est, della sua "stanza tutta per sé", nelle sue emozioni di adolescente assennata, ma pur sempre adolescente, dopo il ballo, e, soprattutto, nel suo modo di essere in sintonia con la natura, che me l'ha resa così vicina per affinità di sentire, e nel suo riflettere sul potere meraviglioso della memoria.
"- Ecco la quiete, - disse. - Ecco l'armonia! Ecco qualcosa che vince qualsiasi dipinto, qualsiasi musica e che la sola poesia può tentar di descrivere. Qualcosa che potrebbe calmare qualsiasi angoscia, elevare il cuore fino al rapimento! Quando contemplo lo spettacolo di una notte come questa, mi sembra che non possano esserci né dolore, né malvagità sulla terra: e certamente ve ne sarebbe molto meno se si prestaase maggior attenzione alla sublimità della natura e se l'uomo contemplando una scena tale fosse indotto più spesso ad uscire da se stesso. - 
- Mi piace ascoltare le tue entusiastiche espansioni Fanny; è una bellissima notte, e sono assai da compiangere quelli che non hanno imparato a sentire come fai tu, che non hanno appreso fin dalla fanciullezza a gustare le gioie che ci vengono dagli spettacoli naturali. Perdono molto, moltissimo. -"
 Infine un sorriso di complicità nei confronti di questa eroina, quando ho letto questa frase:
"... ma la ricchezza rende audaci e ricerca il lusso, e una parte della sua trovò la via di una biblioteca circolante."
"Masfield Park" entra quindi a far parte dei classici che da un po' di anni a questa parte, mi ritrovo, probabilmente proprio a causa dell'intima natura dell'inverno, a leggere nel passaggio tra un anno e l'altro, così come è stato, per esempio, con gli amatissimi "I Buddenbrook" e "La montagna incantata" di Thomas Mann e con gli altri libri della Austen. I classici richiamano l'inverno, sanno di coperte calde e tazze fumanti, di cielo grigio e foglie cadute, di una neve che quest'anno si fa attendere.

domenica 6 gennaio 2013

Il potere catartico dei fumenti (o fumanti, come dice mia mamma...)

Da bambina odiavo fare i fumenti, che mia mamma chiamava e chiama "fumanti". Mi pareva di soffocare, mi sentivo bruciare il volto e mi parevano una perdita di tempo priva di alcuna efficacia. In questi giorni sono stata colta dalla più brutta sinusite mai avuta. Sono completamente chiusa, non sento alcun odore e alcun sapore, i suoni mi giungono ovattati, un generale malessere mi pervade. Purtroppo mia figlia sta male da Natale. Dopo la Vigilia, che era stata così piacevole, è iniziato il tutto ed è infine sfociato in una brutta otite. Il mio compagno non è ovviamente rimasto immune da bacilli e virus vaganti.Tutti malati qui, insomma.
Mi sono allora decisa (senza troppa convinzione, ma invitata con solerzia dal mio compagno) a dedicare qualche minuto ai famigerati fumenti con il bicarbonato ed è stata un'esperienza ristoratrice, non solo (e non tanto) del mio naso, ma, soprattutto, della mia mente.
Diversamente da quando ero bambina, mi sono goduta la pace di quel luogo ristretto che è lo spazio sotto l'asciugamano, osservando la trama della stoffa spugnosa, chiudendo gli occhi e lasciando che la mia mente si perdesse dietro ai suoi pensieri. Con un leggero girare della testa, invasa da idee confuse che prendevano forma, mi sono sentita un indiano pellerossa nella capanna del fumo, in attesa delle sue visioni. E pure le mie sono arrivate, sotto forma di personaggi e storie che sono uscite dalla mia mente e che mi hanno fatto compagnia in quel breve lasso di tempo. Qualcuno di essi sta migrando pigramente sulla carta...
Mi sto dedicando con zelo ai miei suffumigi (parola che mi suona buffa, capace di catapultarmi in un romanzo dell'Ottocento), ben tre volte al giorno. In fondo questa sinusite non è troppo male...

mercoledì 26 dicembre 2012

Il mio Canto di Natale

Da un po' di anni a questa parte, ogni anno, all'approssimarsi delle feste natalizie, mi ritrovo ad andare in cerca dello Spirito del Natale Presente, accorgendomi infine con rammarico di riuscire sempre e solo ad incontrare lo Spirito del Natale Passato (o meglio dei Natali Passati). Ogni volta finisco quindi per rammaricarmene, per pensare che non riuscirò più a risentire quell'atmosfera magica di quando ero bambina, che ormai è tutto un inutile consumismo, che ogni cosa legata al Natale è per me priva di senso e significato, che mi pesano pranzi e cene in famiglia, perchè tanto ci si può vedere anche in altri momenti dell'anno, ecc. Da quando c'è mia figlia, poi, si è aggiunta la speranza di ritrovare quell'atmosfera quando sarà abbastanza cresciuta da sentirla. Ancora fino ad oggi non ero riuscita ad aggrapparmi a questa idea con troppa convinzione. Mi sono ritrovata così quasi alla Vigilia di Natale a lamentarmi di non riuscire proprio a sentirla questa benedetta atmosfera natalizia, trovando vano ogni sforzo in tal senso. Giustamente il mio compagno mi ha fatto notare che però dovevamo impegnarci per farla sentire alla nostra piccola, perchè lei ha il diritto di conoscere questa magia così speciale che ricorre una volta l'anno. Per fare un ulteriore tentativo, giorni fa ho deciso di leggere il "Canto di Natale" di Charles Dickens, che, mea culpa, ancora mancava all'appello dei miei classici. La storia è nota. Ho iniziato quindi a leggere con la consapevolezza di quanto sarebbe successo, ma poi mi sono lasciata stupire ed ammaliare dalla vivezza, dalla bellezza, dalla colorata veridicità della descrizione della mattina del Natale Presente che lo Spirito mostra a Scrooge. Questa descrizione, da sola, è capace di far risentire in pieno l'atmosfera delle mattine di Natale della mia infanzia, quando la neve imbiancava tutto fuori dalla finestra, quando le persone che si incontravano per strada salutavano con un'allegria ed un calore ingenuo ed assurdo, seppur bellissimo, quando la tavola era imbandita e traboccante delle cose buone cucinate da mia mamma e mia nonna (su tutte i tortellini fatti in casa galleggianti nel brodo fumante), quando i pacchi colorati da scartare con indosso il pigiama ed il calore dell'aspettativa notturna erano una promessa di tesori inauditi.
Ho proseguito nella lettura e l'ultimo capitolo, quando Scrooge si redime e cambia definitivamente il suo atteggiamento, è un vero tripudio di allegria. La felicità del personaggio, con il suo entusiasmo fanciullesco e folle, diviene contagiosa ed è impossibile resistervi. Almeno per me così è stato. Ed un passaggio, proprio nell'ultima pagina, mi ha molto colpito, tanto da decidere di annotarne una breve frase sulla mia lavagnetta in cucina (dopo aver deciso che d'ora in poi, invece di annotarvi sporadicamente le cose da comprare, vi scriverò sopra qualche frase che mi colpisce tratta da romanzi, poesie o altro, per poterle avere sotto gli occhi fin dal mattino). Si tratta di questo, che, a mio avviso, si commenta da sé:
"Qualcuno rise di questo mutamento, ma egli lo lasciò ridere e non ci fece caso, perchè era abbastanza saggio da sapere che nulla di buono succede su questa terra, senza che qualcuno, sulle prime, si prenda il gusto di riderne. E sapendo che tali persone sono sempre cieche, pensò che, in fin dei conti, era un bene che esse strizzassero gli occhi ghignando e non esprimessero invece i loro sentimenti in qualche altra forma meno piacevole. Del resto anche il suo cuore era tutto un sorriso, e ciò era per lui più che sufficiente."
Ieri è arrivato il Natale e posso dire finalmente che quest'anno qualcosa è forse cambiato per me. La sera della Vigilia siamo stati dai miei cognati. Purtroppo era presente solo una parte dei nonni. Eppure sono stata straordinariamente bene. E soprattutto mi si è allargato il cuore vedendo la mia piccola giocare con i cuginetti. L'anno scorso era troppo piccola. Quest'anno, invece, si rincorrevano, salivano sui gradini della scala, ridevano tra loro. La mattina di Natale lei ha scartato i suoi piccoli regali. un libro con tantissimi animali disegnati da riconoscere e nominare, il pupazzatto di Pimpi di Winnie Pooh che le piace tanto, un coccodrillo di legno da tirare con la cordicella regalatole dagli zii. Anch'io ho scartato i miei due regali. Quelli del mio compagno. Da un po' di anni a questa parte in famiglia abbiamo deciso di non farceli, ma quest'anno mi sono ritrovata a sceglierne due per il mio compagno, per poi scoprire che anche lui me ne aveva fatti un paio. A sopresa è arrivato anche un regalo da mia cognata: due deliziose tazze con dei gufetti. Mentre cucinavo i Baci di Dama ed il profumo delle nocciole inondava la stanza e mentre mia figlia giocava con i suoi nuovi giocattoli, la mia mente si è riempita dei Natali Futuri, fatti di serate come quella della Vigilia appena trascorsa, di risate e giochi fra i cuginetti, di gioia e di stupore negli occhi di mia figlia per le luci dell'albero, per i pacchi che racchiudono tesori inimmaginabili. Lo Spirito dei miei Natali Passati si  è allora trasformato in quello dei suoi Natali Futuri ed io, finalmente, ho fatto pace con il mio Natale Presente.

mercoledì 12 dicembre 2012

Una torta di mele senza burro e uova? Sì, è possibile...

Oggi sono inquieta. Mi sento come un insetto intrappolato in una lampada, che non riesce ad uscire e sbatte da una parte all'altra e più si agita e meno possibilità ha di trovare la via di fuga. Ondeggio tra una cosa e l'altra, faccio propositi e cerco di programmare i giorni a venire, ma il risultato è sempre lo stesso. Oggi non riesco a concludere nulla. Considerato questo, preferisco chiudere la giornata pensando alla mia nuova torta di mele, fatta appena ieri e ormai quasi finita. Premesso che il mio rapporto con la cucina è sempre di amore ed odio, un vorrei ma non posso, una ricerca di costanza e sperimentazioni che spesso finisce nel nulla, in questi ultimi giorni mi sto cimentando in alcune nuove ricette trovate qua e là sul web, sostanzialmente per provare ad eliminare i classici ingredienti tipo burro, uova, latte, ecc., ma anche per la curiosità di vedere se ciò è davvero possibile e con che risultati. 
Mi sono imbattuta quindi in una ricetta di una torta di mele senza burro e uova che ho trovato qui (sul sito Il bambino naturale) e che ho deciso di provare. Come sempre, mi sono dovuta ricredere su un mio pensiero fisso, ovvero che ci voglia parecchio tempo per poter cucinare qualcosa di nuovo. Questo è uno dei motivi per cui spesso desisto dal mettermi ai fornelli.
La ricetta è di una semplicità disarmante. Eccola:
200 g di farina
120 g di zucchero di canna
(io ho usato il Mascobado, quello delle Filippine, dal sapore molto particolare)
70 g di olio di mais
(io ho usato quello di girasole)
3 mele
1 pizzico di sale
acqua o latte vegetale qb
(io non l'ho usato perchè l'impasto era già perfetto anche senza)
cannella
1 bustina di cremor tartaro o lievito per dolci
(mi era rimasto solo il lievito vanigliato)
Si fanno cuocere le mele a pezzetti per qualche minuto con un cucchiaio di zucchero (un cucchiaio a parte in più rispetto ai 120 g previsti che finiranno nell'impasto) ed un cucchiaio di acqua. Poi si frullano le mele con lo zucchero e la cannella. Si uniscono gli ingredienti secchi e poi si aggiungono i liquidi. Infine si inforna a 180° per 45 minuti (io non ho usato il forno ventilato).
Non ho aggiunto le classiche fette di mela sopra, ma ho cosparso alla fine la superficie di zucchero a velo (lasciando un bel cuore al centro perchè ero in vena di romanticherie...). Il colore dell'impasto è scuro per via dello zucchero di canna ed il contrasto con il bianco dello zucchero a velo mi piace dal punto di vista cromatico.
Il risultato è stato sorprendente ed eccellente al tempo stesso. La torta è leggerissima, soffice e deliziosa. Sono rimasta davvero stupita. E' stata più che apprezzata anche dal mio compagna e dalla mia piccolina, tanto che ormai ne è rimasta ben poca. In questo caso mi sono proprio resa conto che uova e burro non servivano minimamente per avere una torta squisita. E' stata una piacevole scoperta.