giovedì 13 settembre 2012

Riti di orto e vendemmia


Ieri mattina, come sempre, mi sono alzata poco dopo le 6. Dopo aver espletato tutte le attività che la dieta che seguo da due settimane mi impone( ebbene sì, finalmente mi sono messa a dieta per perdere i chili rimasti dopo la gravidanza e che sembrano non avere molta intenzione di andarsene e mi sono affidata all'omeopata e dietologa di un'amica che mi ha dato un programma da seguire che include anche un po' di ginnastica mattutina), mi sono fermata un attimo a guardare fuori. La campagna era immersa nella nebbia e sembrava una mattina di inizio autunno. Io ho un gigantesco debole per l'autunno. Sono uscita cercando di fare pianissimo per non svegliare mia figlia che dormiva di sopra e ho scrutato il mio orto. Ecco, pareva un orto di guerra in uno stato davvero pietoso. Ho deciso di non procrastinare oltre e di mettere mano agli attrezzi del caso, raccogliendo cipolle, eliminando le piante di pomodori e zucchine che ormai si sono esaurite (lo faccio sempre con un certo dolore, lo ammetto, perchè non mi piace recidere le piante e spesso capita che aspetti che si secchino naturalmente, finendo per non essere pronta per le coltivazioni successive).
E' bellissimo lavorare in giardino all'alba, nel silenzio, ed in particolare nell'orto. L'orto ed io abbiamo un lungo e viscerale legame, che mi riporta all'infanzia, a quando con mio nonno trascorrerevo ore infinite e luminose nel suo orto. Nella mia mente quindi l'orto è un luogo un po' magico, dove la vita nasce, muore, si rigenera all'infinito in maniera misteriosa. Un luogo cui sono legatissima da un filo invisibile che mi lega al passato.
Nel mio orto-giardino abbiamo anche piantato due viti di uva fragola a spalliera contro i muri. Forse era un po' presto, ma, assaggiandola, risultava matura e vari chicchi in alcuni grappoli cadevano da sé, segno dell'avvenuta maturazione. Così ho deciso di vendemmiarla e di lasciarne solo qualche grappolo ancora.
Ecco allora che alla mente si è riaffacciato un altro momento del mio passato: la vendemmia. Durante i primi anni di università, una mia amica mi suggerì di partecipare alla vendemmia, per fare qualche soldo. Seguii il suo consiglio e mi aggregai ad una signora ed alle sue figlie, che abitavano nel mio palazzo e che conoscevo fin da bambina, che andavano a vendemmiare per una tenuta agricola vicina a dove abitavo. E' stata una esperienza così intensa e significativa per me ed ancora la ricordo vividamente.
Rammento l'immensa fatica fisica, perchè i filari erano tutti disposti sulle colline (si parla delle colline del Piemonte, in provincia di Alessandria), il fresco pungente dell'alba, mentre vallate e colline erano immerse in un'aria fumosa di nebbia e luce, il profumo della terra bagnata dalla rugiada del mattino e quello dell'uva matura che si staccava sotto la lama delle cesoie, i ragni e le loro meravigliose ragnatele intrise anch'esse di rugiada, le pause in cui si pranzava, seduti per terra, guardando gli immensi platani frondosi vicino alla tenuta, le canzoni e le risate mentre si vendemmiava, il sonno pesante che scendeva la sera annullando la mia vita e facendola sprofondare in un buio senza sogni, rigenerante.
In quei momenti ho pensato molto ai miei nonni, che erano nati contadini, alla fatica terrosa che aveva caratterizzato la loro giovinezza, prima di emigrare dall'Emilia in Svizzera e ricordo di aver provato la sensazione di un ritorno alle radici, alle mie radici vere, che sono nella terra, nei campi, nei boschi.
Non sono mai stata una bevitrice, fino a qualche anno fa ero pure totalmente astemia, tanto che alla fine della vendemmia ci offrirono da bere del vino ed io ricordo che lo assaggiai appena. Da qualche anno ho iniziato ad assaggiare. Gusti che mutano e che sperimentano nuovi sapori. Continuo a non essere un'amante appassionata del vino, ma lo sento così carico di qualcosa di antico, atavico, che mi affascina.
Qualche anno fa, sempre nel mio solito mercatino dell'usato, mi imbattei in un libro molto bello, che comprai subito per pochi euro: "Della vite e del vino - Il Succo dell'immortalità nelle lettere e nei colori" (a cura di Oddone Longo e Paolo Scarpi, Claudio Gallone Editore, 1999), che è davvero una meraviglia per gli occhi grazie alle riproduzioni di quegli affascinanti dipinti del passato dove compaiono infinite varietà di uva e di frutti, spesso ormai perduti a causa della globalizzazione che ha, tra le tante cose, di cui alcune indubbiamente positive ed altre decisamente meno, portato ad un appiattimento dei nostri gusti e delle forme che ci piace ritrovare sulla tavola quando mangiamo frutta e verdura. Tema, quello delle varietà perdute, che mi ha sempre molto intrigato e che avrebbe voluto essere il mio argomento per la tesi del master sui parchi e giardini e che, purtroppo, per i soliti motivi accademici, ho dovuto abbandonare.
Mentre la piccola dorme, mi perdo dietro questi grappoli dipinti, gustandone il sapore con gli occhi.

3 commenti:

ilmiograndecaos ha detto...

Mi ero persa questo post: semplicemente perfetto.
Hai reso perfettamente l'atmosfera dell'alba.
Brava, veramente.

alessandra

Tamara ha detto...

Grazie mille Alessandra del tuo messaggio, davvero.
Un abbraccio

maris ha detto...

Perchè questo post lo sto leggendo soltanto adesso? Lo avevo perso! Ma ora me lo sono assaporato ben bene e l'ho anche inserito tra quelli che "vale la pena di leggere" in una pagina nuova che ho creato sul mio blog :-)
Scrivi benissimo, Tamara, mi perdo sempre tra le tue parole...
Un bacione, a presto!