mercoledì 13 marzo 2013

"Viaggio che non finisce"

Questa settimana mi sono concessa un po' di tempo per me. O almeno una pausa dall'università. Rimangono la casa, mia figlia, il lavoro di battitura testi, ma ho finalmente qualche ora per me, in cui la mente può vagare liberamente dietro ai pensieri.
Ho pensato subito di stilare una lista delle cose che avrei voluto fare (avevo parlato qui dell'arte di creare liste), ma, inevitabilmente, mi sono ritrovata a compilare un elenco che meritava il titolo di "Cose da fare". Di fronte alle infinite possibilità che si schiudono quando traspare un momento da dedicare a se stessi, spesso, o almeno così accade a me, si avverte un senso di smarrimento. Non perchè non si sa cosa si desidera fare, ma perchè le cose che si vorrebbero fare sono troppe ed anche perchè si è troppo abituati  a non fermarsi. Paradossalmente è più facile continuare con il proprio frenetico ritmo quotidinano.
Fermarsi obbliga a ripensare ai nostri schemi mentali, alla nostra routine di gesti, parole, comportamenti di tutti i giorni. E comporta anche un venire a galla di sensi di colpa perchè non si sta compiendo i propri doveri.
Fermarsi sembra un atto sbagliato, di chi non ce la fa, di chi è debole, di chi non sa cavalcare l'oggi.
Nel silenzio di questa mattina finalmente ferma, mentre scrutavo il tempo fuori dalla finestra trovandovi una giornata quasi autunnale, d'improvviso ho preso dalla libreria un cofanetto color carta da zucchero, di cui quasi non ricordavo l'esistenza. Anni fa, quando frequentavo l'università a Genova, mentre aspettavo il treno mi fermavo spesso a frugare tra i libri di una libreria alla stazione Principe, dove ho trovato tanti preziosi volumi a metà prezzo, Remainder's, fondi di magazzino, occasioni speciali. Fra questi c'era il piccolo cofanetto carta da zucchero. Quattro piccoli volumi. Tre raccolte di poesie ed un'intervista. L'autore è Luciano De Giovanni, un poeta sanremese quasi sconosciuto, il "poeta stagnino". La Liguria e la poesia. Un binomio che sembra imprescindibile ed al tempo stesso inconsueto per la natura aspra e selvatica di quella terra, che è al tempo stesso sublime.
Ho aperto il primo volume "Viaggio che non finisce". Ho sentito fortemente la nostalgia per la Liguria e per quegli anni passati. Ho avvertito prepotentemente il desiderio di rifugiarmi in un luogo lontano. Ecco cosa vi ho trovato.

Fatemi trovare l'uscita
di questo rumoroso labirinto
affinché subito me ne vada
lasciandovi alle vostre cure.
Certo un errore 
mi ha tratto in questo luogo.

Per favore:
quella montagna all'orizzonte
con un cuscino di nebbie
non è già oltre i vostri confini?

Mi rammarico che le opere di questo poeta siano praticamente introvabili (qualche notizia qui e qui, qualche poesia si trova sparsa per la rete). Mi perdo a leggere la breve introduzione alla raccolta, che riporta un passo di un articolo apparso su "Stampa sera" nel 1958, in cui si parla del poeta: "Quando può, esce la notte, gira per le strade, guarda le stelle. Ama la natura e girovaga per i boschi."
Oggi vorrei crogiolarmi un po' in quel mondo perduto, immergermi in quei versi.

6 commenti:

ha detto...

Righe preziose, una poesia che ti attraversa e fa vibrare.

Hai ragione su tempi preordinati e fermi imprevisti che scombinano tutto e fanno tanto riflettere...

Tamara ha detto...

Sono felice che la poesia abbia trasmesso qualcosa anche a te. Un abbraccio!!

maris ha detto...

Che parole bellissime!
Tu sai sempre regalae emozioni, tamara, e mi fai conoscere cose nuove, come anche il libro che mi hai spedito: è davvero molto bello, mi sto gustando ogni poesia di Stevenson...e penso sempre a te :-)

Tamara ha detto...

Cara Maris, grazie! Sono felice che il libro ti piaccia! Ti abbraccio forte! :D

il mio grandecaos ha detto...

Avevo scritto un lungo commento ma non è stato pubblicato!

Ci riprovo...
Dicevo che la tua è una bella riflessione su cui non mi ero soffermata prima d'ora perchè presa a crescere due figli maschi.
Figli maschi che ho voluto, dopo essere cresciuta con 4 sorelle e forse inconsciamente non volevo essere "responsabile" e non volevo confrontarmi con le discussioni, i confronti che normalmente i figli maschi "regalano" ai padri.
Pero' mi sono accorta che essere mamma di due maschi di questa epoca mi obbliga ad impegnarmi a crescerli con attenzione, inculcandogli la condivisione dei compiti (da noi tutti sparecchiamo e apparecchiamo, nessuno lascia vestiti in giro che poi la mamma raccoglierà e ciascuno - nei limiti delle possibilità dell'età - svuota o riempie lo zainetto dello sport perchè desidero che capiscano che la condivisione e il rispetto è la risposta a molti problemi!
alessandra

Tamara ha detto...

Alessandra, che peccato che non si sia salvato il tuo primo commento! Ma pure il secondo è molto interessante, perchè solleva la questione dalla parte opposta. Non deve essere facile neppure crescere i maschi in questa società così piena di stereotipi di genere e dove è ancora difficile far capire l'importanza, come dici tu, della condivisione dei compiti. E penso anche al tema dell'espressione dei sentimenti, al fatto che i maschi sembra non debbano provare emozioni. Insomma il tema è complesso anche su questo versante ed è davvero difficile sciogliere il bandolo della matassa.
Un bacio!