giovedì 8 novembre 2012

Visioni

Ieri, dopo parecchio tempo che usavo la macchina per gli spostamenti (so che sarebbe meglio evitare ma risparmio un po' più di un'ora di viaggio), per vari motivi ho dovuto riprendere il treno per andare a Roma. Sebbene ami guidare (anche se non nel traffico di Roma), viaggiare con il treno è un ritorno alle origini. D'altronde dal liceo in poi, sono stata sempre una pendolare. Sempre sul treno. Il treno invita ad indugiare sui dettagli, specialmente quello che ho preso, che fa tutte le fermate. In macchina i dettagli sfuggono. Si coglie una visione d'insieme del cielo e di ciò che ci circonda, ma è tutto fugace, passeggero, soprattutto se si guida.
Ieri mi sono allora abbandonata a quello che vedevo. Voglio ricordare alcune visioni e sensazioni, del treno e non solo.
Alla stazione, mentre attendevo l'arrivo del treno, mi è apparsa, come un miraggio, una donna di colore completamente vestita di bianco. Un bianco abbagliante in mezzo al grigio dei nostri cappotti tutti uguali. Un copricapo che le si avvolgeva in spire alla regale testa, un abito lungo con balze e pizzi, stivali. Tutto bianco. E occhiali a specchio, come se ne vedono ormai raramente, retaggio degli anni '80. Un'immagine bellissima e distante, altera ed irreale. L'ho immaginata su una duna, in mezzo al deserto, sotto un sole altrettanto abbagliante, con il profilo rivolto all'orizzonte lontano, in un inseguirsi di creste sabbiose, in un silenzio immoto. Tutti gli altri, io compresa, così insignificanti ed incolori al cospetto di questa regina.
Poi, ad un'altra fermata, un cantiere in attività. Le solite palazzine tutte uguali, tristi, che rovinano i dintorni di Roma e che frammentano quei pochi angoli di campagna che ancora la cingono. Eppure ho notato la grazia e la bellezza di una gru che scavava e raccoglieva terra, spostantola altrove. Il suo movimento era fluido, sinuoso, sembrava animata da vita propria, creatura antica, dinosauro riportato in vita. Pareva brucare l'erba per poi alzare il collo flessuoso verso il cielo, incurante del mondo attorno a lei che era andato avanti.
Infine il frastuono caotico e disorientante delle macchine che sfrecciavano sotto il cavalcavia del treno, alla fermata dell'autobus, dove l'aria è impregnata dell'odore di uno sporco stratificato da decenni e dal rumore metallico e carico di smog delle auto. La mia mente ha cercato di estraniarsi, di lasciare fuori quei suoni, mentre i miei occhi correvano alle finestre di un palazzo affacciato sulla strada, dove mani di domestiche pulivano vetri, sbattevano stracci, chiedendomi che cosa ne pensavano di tutto quel rumore. Una donna si è fermata e ha parcheggiato lo scooter, attardandosi a sistemarsi i capelli dopo aver tolto il casco, scrutandosi nello specchietto, incurante di tutto quello che le stava attorno, dell'uomo straniero (pakistano?) che la guardava perplesso.
Al ritorno un'amica mi ha dato un passaggio in macchina ed è stato un flusso di luci rosse di macchine davanti a noi, quasi un anticipo di Natale e poi, mentre ci avvicinavamo verso casa, una strada finalmente buia, dove la mente poteva riposare ed i profili delle colline si stagliavano contro il riverbero lontano delle luci della città, dove potevo di nuovo vedere le stelle.

6 commenti:

Cicabuma ha detto...

Ciao Tamara,
arrivo a te attraverso daniela del Coltello di Banjas... Mi piace il tuo blog, mi piace molto come scrivi. Vorrei aggiungerti al mio blog roll! Che ne dici?
Un saluto grande Francesca

Tamara ha detto...

Ciao Francesca! Grazie mille per i complimenti. Se mi aggiungi al tuo blog roll, mi fa molto piacere. Adesso vado a vedermi anche il tuo blog.
Un saluto ed un abbraccio a te!
Tamara

ilmiograndecaos ha detto...

Questo non è un post, bensì una poesia.
Hai trovato il bello dove di solito neppure lo cerchiamo.
Devo trarre ispirazione!
alessandra

Tamara ha detto...

Alessandra, grazie ancora una volta per il tuo commento. Davvero.

towritedown ha detto...

Mi hai emozionata, Tamara, davvero: dovresti trovare davvero piùtempo per dedicarti alla scrittura, la tua.

Tamara ha detto...

Grazie per quello che hai scritto Grazia. Mi rende davvero felice. Proverò a dedicarci più tempo, prima di tutto perchè mi manca infinitamente. Un abbraccio