Girovagando tra blog e siti di mamme ed insegnanti, in questi ultimi mesi ho avuto modo di vedere tanti bellissimi e fantasiosi lavori creativi da fare con i bambini. Stimolanti, colorati, utili, capaci di sviluppare competenze ed abilità manuali e non. Insomma, tante volte mi sono ritrovata a pensare a quando anch'io potrò coinvolgere la mia piccola in qualcosa del genere, perchè penso siano esperienze che arricchiscano entrambe e che lascino il segno. Ma... C'è un ma. Riflettevo sul tempo dei bambini. Nel mondo occidentale di oggi il tempo dei bambini è ridotto, compresso, serrato in ritmi, orari, attività. Scuola, inglese, danza, calcio, ripetizioni, ecc. Lo spazio ed il tempo lasciato al gioco libero, spontaneo del bambino è logorato sempre più da una scansione che diviene simile a quella delle giornate frenetiche degli adulti. Questo modello di vita, fatto di una corsa tra un impegno e l'altro, ha ormai permeato anche l'infanzia. La vita dei bambini è stata adultizzata ed il loro tempo "libero" è spesso libero solo a parole.
Non vorrei un tempo così per mia figlia, così come non lo vorrei per me. Ovviamente le attività ed i lavoretti da fare con i bambini rientrano in un altro modo di condividere il tempo con i propri figli, tuttavia penso che non si debba "abusare" neppure di questo tempo.
Credo sia bello e formativo anche lasciare ai bambini il proprio tempo, la libertà di scegliere di oziare e come oziare, perché a volte l'ozio, inteso in senso positivo, penso possa essere creativo e aprire la mente.
A tal proposito ho avuto modo di leggere il contributo di Milena Gammaitoni ad una conferenza sul tema del rapporto fra infanzia e società, nel quale parla brevemente della figura di Lou Andreas Salomè, scrittrice, musa ispiratrice di Nietzche e di Rilke, allieva e collaboratrice di Freud, con riferimento particolare ai suoi ricordi d'infanzia ed alle sue riflessioni in proposito.Mi sono piaciute in particolare queste parole: " La creatività, la fantasia del bambino, spiega Salomè, non si maturano solo nell'azione, nel conseguire un risultato immediato e materiale, pratico, bensì nel diritto alla contemplazione, alla solitudine, all'elaborazione fantasiosa della propria identità, ciò che viene spesso negato da genitori, insegnanti, da tutti coloro che hanno un compito di socializzazione, di protezione e controllo del bambino. Lo si nega perché questo è un lavoro che non appare fisicamente, e in una civiltà sempre più materialistica, il lavorio solitario e la creatività fantasiosa, catartica, anche oziosa, non possono essere apprezzate, né concepite." (Tratto da "Per un'idea di bambini", a cura di M. D'Amato, Armando Editore, Roma, 2008)
Mi sono ritrovata pienamente in queste riflessioni e ho avuto modo di ripensare anche alla mia infanzia. Nella mia mente si sono impressi in maniera indelebile alcuni lavoretti fatti con mio nonno materno, per esempio le statuine di creta plasmate con la terra trovata nell'orto o la raffigurazionesu un foglio di carta di un orologio fatto con filo colorato, perline e colla. Le statuine di creta, in particolare, sono divenute nel tempo uno dei simboli della mia infanzia e, anche se so perfettamente che il tempo le ha distrutte rapidamente, è come se esse fossero ancora lì dove le ho lasciate, in un luogo fuori dal tempo. Questo mi fa capire l'importanza di questi momenti di creazione che avvicinano adulti e bambini, il significato che possono assumere agli occhi di un bambino, la loro preziosità nella formazione della personalità.
Al tempo stesso, però, ricordo anche i lunghi momenti in cui potevo giocare, sognare, correre liberamente, senza nessuno che decidesse per me come passare il mio tempo. In quei frangenti pensavo tanto, immaginavo, plasmavo inconsapevolmente il mio io futuro sui miei sogni.
Ben vengano allora i lavoretti con mia figlia quando sarà più grande, ma senza dimenticare di lasciarla anche libera di sognare, di fare e di essere ciò che le permetterà di sentirsi davvero se stessa.









